Le sue indagini furono vane.
Spossato, stanco, fuori di senno, sedette su un’altura, e si diede a contemplare tutta la grande distesa della campagna sottostante. Volgeva intorno le pupille stralunate, chiedendo agli uomini il suo Michele, dilatava le nari, quasi volesse fiutare il sangue dell’assassinato; stringeva i pugni e li mostrava al cielo, quasi imprecando ad esso perchè gli negava il conforto di abbracciare un cadavere.
Il sole era sceso dietro ai monti dell’Asinara — le tenebre erano calate sulla natura; ma il muto non volle abbandonare il suo posto.
L’assassinio del fratello aveva destato nell’animo del muto tutti i peggiori istinti e insieme con essi un prepotente bisogno di sfogare il cruccio che covava nel cuore. La sua strada era stata tracciata dal destino, nè titubò un istante ad ubbidire alla voce insistente e misteriosa che dal fondo della sua coscienza lo eccitava al delitto.
Tornò a casa preoccupato, pensoso, ma calmo in apparenza. Non confortò i più stretti parenti che si disperavano — non badò agli amici che lo compiangevano, o fingevano compiangerlo per maggiormente irritarlo.
Pietro Vasa, sopra tutti prese a consolarlo in un modo singolare: più che condoglianze per la sciagura accaduta, pareva desiderio di fomentare l’odio in quell’uomo, facile ad accendersi.
Quel giorno il muto afferrò per la prima volta un fucile, e giurò di mai più riporre il piede nel suo paese. Gli uomini non l’avevano compreso — ed egli studiò il modo di farsi comprendere; la natura gli aveva chiuso la bocca — ed egli pensò di far parlare la bocca del suo fucile. Le sue smanie, le sue preghiere, la sua disperazione non potevano ridonare la vita al suo Michele; ma che perciò? Se non era in suo potere dar la vita ai morti, ben sapeva che avrebbe potuto dar la morte ai vivi.
Il giovane sordo-muto fin’allora trastullo dei suoi compagni, si innalzava terribile sopra gli uomini. Il sangue di suo fratello gli gridava vendetta; ma egli giurò di spargerne tanto — fino a placare l’ombra dell’estinto.
VI. Una partita sleale
Era una splendida mattina — la mattina del 15 agosto 1850, giorno sacro dell’Assunzione, una delle feste più solenni della cristianità.