si udì uno sparo di fucile.

La canzone spirò sulle labbra di Michele, il quale si fece pallido. Non ebbe neppure il tempo di guardare donde venisse il colpo: cadde prima sulle ginocchia, poi stramazzò supino, e chiuse gli occhi per sempre.

Il cavallo, con la testa bassa, continuò la sua strada inciampando ad ogni passo nella lunga corda che si tirava dietro.

*

Verso le due dopo mezzogiorno, la moglie e la figlia di Mamia erano sedute al telaio, nella loro casetta d’Aggius. La vecchia consolava la Mariangiola che non poteva darsi pace dell’abbandono di Pietro.

Ad un tratto s’intese come un mormorio confuso che man mano andava crescendo; come il tumulto di una folla che irrompesse nelle vie del paese.

Madre e figlia si fecero paurosamente alla porta; e un orribile spettacolo si offerse ai loro occhi.

Una folla piangente attorniava e seguiva due pastori, i quali portavano una specie di barella improvvisata con frasche d’elci e di lentischi. Su quella barella avevano adagiato il cadavere di Michele.

Furon grida, spasimi, lamenti che straziavano l’anima, e che la penna rifiuta di descrivere. I parenti, gli amici, le comari, le donne del vicinato, tutti aggiungevano i loro pianti al pianto d’una madre e d’una sorella che si strappavano i capelli, pazze dal dolore.

Fu subito chiamato Antonio Mamia, che trovavasi in campagna....