La morte di Michele aveva commosso e indignato tutta la Gallura. Era un fatto nuovo a memoria d’uomo; perocchè nelle secolari inimicizie si erano sempre riguardati come sacri i fanciulli e le donne; anzi il macchiarsi del loro sangue costituiva nelle vecchie tradizioni tal viltà, che non veniva mai perdonata.

Non solo si erano fin’allora rispettate le deboli creature, ma in ogni tempo era stata scrupolosa consuetudine differire la vendetta, sempre quando un nemico avesse incontrato l’avversario (a piedi o a cavallo) in compagnia di una donna o di un fanciullo. — A questo proposito mi piace far menzione di un’inimicizia sorta appunto in Gallura, per aver violato la generosa consuetudine. Nel 1775, non solo non si rispettò il nemico che trovavasi in compagnia di una donna — ma insieme a lui si uccise la nuora incinta (la pastorella Teodora) che sedeva in groppa dello stesso cavallo. E bastò questa viltà perchè fra due fazioni si accendesse una guerra sanguinosa.

La sera del 16 agosto la salma di Michele fu portata a seppellire nel piccolo cimitero di Aggius. Una folla di congiunti e di amici andò dietro al feretro facendo gran piagnisteo, come vuole l’usanza di quasi tutti i paesi della Gallura.

Il vecchio Mamia seguì cogli occhi il funebre corteo; soffrì torture atroci, ma ebbe la forza d’animo di non mandare un lamento, nè di versare una lacrima.

Mi si disse in Aggius, che due giorni dopo la morte del fanciullo, fu veduto il Mamia seduto sulla soglia della propria casa, fumare la sua pipa tranquillo in viso. Quella calma fece paura a molti! Era indizio certo, che quel vecchio meditava un sinistro pensiero.

*

Dall’altura del monte della Crocetta un uomo incappucciato guardava il corico funebre che s’incamminava al cimitero.

Quell’uomo era Bastiano Tansu — il sordo-muto. Era mestissimo, e commosso; poichè mentre reggeva con una mano la testa, coll’altra tergeva le lacrime che scorrevano abbondanti sulle sue guancie.

Era pietà vera? — era rimorso? Non so dirlo.

La voce pubblica aveva accusato Pietro Vasa come autore della morte di Michele; ma chi poteva asserirlo? Il vero feritore s’ignora quasi sempre in queste guerre fratricide; tutti i membri di una famiglia sono solidali nell’esecuzione della vendetta; poco monta conoscere la mano che ferisce; si sa che la mente è una sola, — e basta! — La morte di un nemico è sempre ascrìtta ad una fazione, non mai ad un individuo.