Oltre seimila persone erano in quel campo, fra attori e spettatori, offesi e difensori, testimoni e curiosi. Non mancava alcuno, neppure un fanciullo; perocchè la mancanza di esso sarebbe bastata per far rompere le paci. Si sarebbe potuto dire, che il fanciullo assente, non legato a giuramento, pensasse a far le vendette diventando adulto. Vi assistevano anche molte signore; tant’è vero che il Vasa ebbe a dire ad un suo vicino: essere venute a curiosare e a far sfoggio di ricche vesti.

Sopra un palco costrutto per la circostanza, sormontato da un gran crocifisso, era il ministro della chiesa. — Il P. Carboni frate scolopino, venuto appositamente da Sassari. Da una parte e dall’altra, divise in due schiere, a dieci passi di distanza, erano due lunghe file di avversari; a destra del frate i coniugi del Vasa, con a capo Pietro — a sinistra quelli del Mamia, guidati da Michele Pileri.

Il frate cominciò a voce alta la sua predica, esortando quei feroci alla pace ed al perdono, in nome di Cristo.

Terminato il sermone, le due schiere si slanciarono l’una verso l’altra, ed offesi ed offensori si baciarono sulla guancia.

Narra la cronaca, che fra le schiere ci fosse un fanciullo ostinato, che non voleva baciare sul viso alcuno degli avversari: e non fu che dopo mille preghiere ed esortazioni che si decise ad accostare la bocca alle guancie del nemico di suo padre. Quest’incidente turbò alquanto la cerimonia, ma fu cosa di un momento.

Era uno spettacolo commovente. Quasi tutta la Gallura assisteva a quel solenne perdono; e molte donne, e vecchi e fanciulli scoppiarono in pianto, forse ripensando ai tanti morti che giacevano sotto terra, colpiti dall’odio e dalla ferocia. Oltre la metà dei componenti le due fazioni vestivano ancora il lutto!

E doveva essere uno spettacolo imponente, vedere quella moltitudine composta d’uomini e donne, di vecchi e di giovani, di fanciulli e di bambine — tutti là, intorno a quella chiesa in rovina e col tetto a metà smantellato, posta nel centro di un campo estesissimo, dal quale si domina uno stupendo orizzonte! — A tramontana la punta della Balestra, le montagne di Padule, e più in là il monte Crosta della Corsica: a mezzogiorno la città di Tempio, da cui spunta il campanile della cattedrale col suo gallo irrequieto; a levante la catena dei monti di Limbara; a ponente infine le frastagliate punte dei monti d’Aggius col sottostante paese, centro delle tremende inimicizie che lo avevano decimato. I tre villaggi di Nuchis, Luras e Calangianus erano là sotto, quasi a testimoni di quel solenne giuramento.

Verso sera, il campo era sgombro, i curiosi spettatori erano rientrati nelle loro case, e le turbe venute per le paci avevan fatto ritorno ai propri paesi od alla campagna. Per la prima volta, sui loro volti si leggeva la serenità e la fiducia poichè finalmente potevano camminar sicuri, senza tema d’esser colti all’impensata dai nemici.

E ho detto senza tema, perchè la parola del gallurese è sacra; e dopo aver concesso il bacio del perdono, è ben difficile trovar chi manchi alla promessa ed al giuramento. In mezzo agli odi di parte che li rendono quasi crudeli, torna ad onore dei figli della Gallura questo sentimento di dignità, di cui si mostrano tanto gelosi.

Fra i mille individui che formavano le schiere degli avversari convocati per le paci, due sopra tutti avevano attirato la curiosità degli astanti. Pietro Vasa, l’antico fidanzato di Mariangiola, e causa prima delle inimicizie; e Bastiano il muto, in fama del più sanguinario dei fuorusciti, e l’unico che avesse opposto resistenza, quando fu pregato d’intervenire alle paci.[20]