Quel giorno non fece che correre da un punto all’altro; fermo non poteva stare, perchè glie lo impedivano i pensieri che a frotte attraversavano il suo cervello. Prese la via degli stazzi di Giunchiccia e della Trinità, e si recò a visitare i parenti che da qualche mese non aveva riveduti. Volle lasciar passare alquanti giorni, prima di riprendere le visite allo stazzo dell’Avru; perocchè comprendeva che non era prudente recarsi subito, dopo l’accaduto. Voleva farsi desiderare; ed impose a sè stesso il sacrificio della privazione.

Dopo quattro giorni d’assenza, Bastiano presentavasi d’improvviso sul piazzale dello stazzo di Anton Stefano. Le donne, che lavoravano fuori dell’uscio, lo salutarono e gli fecero feste, chiedendogli conto della sua lunga assenza.

La Gavina, che stava in piedi sciorinando i panni sopra una corda tesa fra il muro della casa ed un mandorlo, si fece tutta rossa nel vederlo, ma continuò il suo lavoro dopo aver salutato il nuovo venuto con un cenno del capo. Ella volle fare la risentita; ben sapeva che non era conveniente mostrar buon viso a Bastiano, dopo il bacio temerario che aveva ricevuto sul braccio.

Il muto si mostrava impacciato; non aveva la solita disinvoltura, nè il solito buonumore — e la ragione si può comprendere.

La vecchia madre e le due figlie maggiori fecero a Bastiano un’accoglienza più cordiale e più espansiva del solito, mostrandosi dispiacenti di non averlo veduto per quattro giorni. Il muto, però, sembrava sulle spine; per certo era venuto allo stazzo con un disegno prestabilito, che non aveva coraggio di tradurre in atto. Aveva una mano in tasca, come se celasse un oggetto che voleva, ma non osava mostrare.

Finalmente ruppe ogni indugio, e mostrò alle donne due piccoli orecchini di corallo montati in oro.

— Oh belli! — esclamarono in coro le tre donne; e i loro occhi scintillarono per compiacenza.

Gli orecchini passarono dall’una all’altra mano, e vennero rivoltati, pesati, ed esaminati attentamente. Nessuna delle donne, chiese a chi fossero destinati... forse perchè lo avevano indovinato.

La sola Gavina aveva continuato a stendere i panni di bucato sulla corda tesa, ma senza levar gli occhi e senza voltarsi. Le sue orecchie però erano più tese della corda, e non perdevano una sillaba di quanto si diceva.

— Guarda! guarda, Gavina! che graziosi orecchini — esclamò la vecchia, rivolgendosi alla figliuola che faceva la distratta e l’indifferente.