— Mi lascerei percuotere, uccidere da voi, ma non diverrei mai la sposa di Giuseppe, finchè....
E la fanciulla esitava.
— Finchè....
— Finchè il muto mi vorrà bene!
— Sei matta!?
— Non capite che giammai darò a Bastiano il dolore di un mio rifiuto, dopo che egli ha tanto bisogno del mio affetto, dopo che voi... sì voi!... gli avete fatto credere d’essere riamato? Sarò infelice, soffrirò per tutta la vita, ma non mi torturate più oltre. Finchè il muto vivrà nella speranza del mio amore, io sarò irremovibile nel mio proposito. Non sposerò nè l’uno nè l’altro — ecco il sacrificio che posso fare; ma non domandate altro da me!
La madre credeva di sognare; e stava già per rispondere alla figlia, quando d’improvviso questa si tolse alla sua presenza, e sparì nell’altra camera.
La vecchia volse uno sguardo alla porta, e vide il muto che si avvicinava allo stazzo, col fucile in ispalla e con gli occhi a terra. Non aveva veduto Gavina.
Fu allora che la vecchia prese un’istantanea decisione. Andò incontro al muto, gli fece capire che la seguisse perchè aveva comunicazioni da fargli, e lo condusse nel vicino chiuso, dove si trovava Anton Stefano, seduto sotto un elce.
Dopo averlo invitato a sedere, la vecchia cominciò a fargli capire co’ segni che gli avevano sempre voluto bene, e che sempre lo avevano accolto nello stazzo come un onesto e carissimo amico.