Anton Stefano e sua moglie lo seguirono macchinalmente con gli occhi per un buon tratto, poi si guardarono in faccia.

— Ebbene — disse la moglie.

— Ebbene... temo che la cosa vada a finir male!

— Lo credi proprio?

— Sì!

— Allora puoi toglierti i calzoni e metterti le gonnelle perchè non sei che una femminuccia!

X. Un giuramento

Il muto era fuor di senno; e Anton Stefano ben sapeva di quanto sarebbe stato capace quel mostro per mettere in opera la sua minaccia.

Non frappose tempo in mezzo. Anton Stefano all’indomani, si recò negli stazzi della Trinità per conferire coi Vasa e con gli altri parenti di Bastiano. Espose lo stato delle cose: le minaccie e le pretensioni del muto, i timori e le inquietudini della famiglia.

I parenti, essi stessi, riconobbero le sciocche pretese del muto, e promisero d’intromettersi nella questione per scongiurare qualunque imprudenza. Essi assicurarono Anton Stefano, che avrebbero calmato Bastiano, strappandogli il giuramento che non avrebbe recato danno ai parenti della Gavina. E se riuscivano ad ottenere la promessa, si poteva star tranquilli, poichè Bastiano era scrupoloso nel mantenere un giuramento: avrebbe cento volte perduto la vita, anzichè mancare alla sua parola. In mezzo ai suoi vizi, il muto possedeva la virtù di qualunque sacrificio. Strano miscuglio di fierezza, di generosità e di ferocia!