Il muto — sollecitamente consultato — fu irremovibile nel suo proposito, e rispose ai parenti che l’insulto ricevuto era stato sanguinoso, e che il rinunziare alla vendetta era tal vigliaccheria che non entrava nel suo carattere e nelle sue abitudini.

Passarono alquanti giorni. L’ira del muto si era a poco a poco calmata, per dar luogo a riflessioni più ragionevoli.

Nelle sue lunghe solitudini, errante per la campagna, egli ripensò ai suoi casi: al suo primo incontro con Gavina — alle gentilezze della famiglia di Anton Stefano che lo aveva accolto nel suo seno come un figlio, senza badare ch’era un fuggiasco, un perseguitato, un assassino; pensò che nell’Avru aveva trovato asilo, pane, compassione; pensò alla bella fanciulla tanto cortese con lui, riflettè con mente serena all’accaduto, e si persuase che non era giusto prendere da quella famiglia il sacrificio di Gavina; non trovava giusto che quella ingenua e cara figliuola si vincolasse ad una creatura imperfetta, ad un sordo-muto condannato ad una vita errante, ad un colpevole inseguito dalla giustizia. Finì per persuadersi che non era stato un galantuomo; che doveva riconoscenza a Gavina — alla sola fanciulla che dopo sua madre, lo aveva amato; si persuase che non doveva rispondere con ingratitudine ai benefici ricevuti, recando la guerra dov’egli aveva trovato la pace — recando la sventura dove aveva trovato il conforto.

Stanco di aver camminato tutta la giornata in preda a tante emozioni, Bastiano sedette, chiuse la testa fra le due mani, e si diede a piangere forte a singhiozzi, come un bambino.

Si sentiva troppo solo, troppo abbandonato, non aveva più casa dove recarsi per riposare, per ricevere una parola di conforto. Cacciato dallo stazzo di Anton Stefano, non gli restava da invocare che la morte. Da un anno era stato un onest’uomo — ed ora era sul punto di diventare un assassino.

E fu appunto in uno di questi momenti di ambascia e di sconforto, in cui la creatura umana sentesi capace di slanci generosi, che il Vasa ed i parenti trovarono il muto, e lo esortarono alla pace, alla clemenza, ed all’oblio; fu in un di quei momenti che lo colsero e gli strapparono il giuramento di non mai recare offesa alla famiglia di Anton Stefano.

Bastiano giurò solennemente: ma non fu per riguardo a Giuseppe, suo rivale, che in grazia di Anton Stefano e della moglie, i quali lo avevano troppo offeso e quasi scacciato! — egli giurò per il solo affetto di Gavina che amava tanto, e che avrebbe per sempre perduta, abbandonando lo stazzo.

E quando Bastiano Tansu giurava, sapeva mantenere con la vita il giuramento; e i parenti lo sapevano — e lo sapeva tutta la Gallura!

XI. Cuor di madre

Quando la famiglia di Anton Stefano seppe dai Vasa del giuramento strappato al muto visse più tranquilla.