La madre di Gavina cominciò a vedere il frutto de’ suoi raggiri — ma non era ancora soddisfatta. Il muto aveva tutto obliato — o almeno aveva finto di obliare; ma egli non aveva sospese le visite all’Avru, dove si presentava per passarvi al sicuro qualche notte, per chiedervi un tozzo di pane, o per lavorare volenteroso.
La presenza del muto nell’Avru non tornava gradita ad alcuno, poichè poneva inciampo alle intenzioni di Giuseppe, teneva in continua agitazione i due vecchi, e impediva alla Gavina di mostrarsi benevola col cugino. Essa lo aveva ben detto alla madre; «finchè il muto mi vorrà bene, io non sarò mai d’altri, poichè non voglio che soffra!»
E per vero era incomprensibile il sentimento che avvicinava Gavina a Bastiano! Era pietà, riconoscenza, rimorso, o paura? Forse un po’ di tutto. Da qualche tempo l’improvvisa comparsa del muto faceva in lei uno strano effetto. Dinanzi a lui rimaneva come paralizzata, subendo il fascino di quelle nere pupille che la fissavano, come la vipera fissa l’uccelletto per ammaliarlo. Ma perchè, poi? l’ignorava! Sapeva solo d’essere schiava di quell’uomo — e gli ubbidiva ciecamente come se lo riconoscesse per suo Signore. Non aveva paura, ma gli voleva bene, la sdegnava la sua presenza, ma si sentiva inquieta quando lo sapeva lontano.
Gavina, ormai, non comprendeva sè stessa. Giunse persino a credersi dominata dallo spirito infernale — e invocò il perdono di Dio, nel dubbio ch’ella fosse dannata. Pregò, stancò il Cielo — ma nessun santo le tolse dal cuore il misterioso sentimento che la turbava.
A Giuseppe avevano taciuto le minaccie di Bastiano e gli accordi presi co’ parenti. Nè Anton Stefano, nè sua moglie, avevano creduto conveniente informarlo dell’accaduto. Le circostanze erano gravi: il vecchio non era troppo alieno dall’accordare al muto la mano della sua figlia: la madre però, donna prudente, si era incaricata dell’assestamento delle cose e pensava a trar profitto della situazione.
Il muto, dal suo canto, non supponeva le cose inoltrate come lo erano: credeva anzi che Giuseppe ignorasse sempre le sue intenzioni a riguardo di Gavina.
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Dal giorno che la vecchia gli aveva restituito i doni, il muto non si era mai trovato da solo a sola con la fanciulla; poichè la fanciulla aveva saputo trovar modo di sfuggirlo — come sfuggiva Giuseppe, di cui era seriamente innamorata.
Dacchè Bastiano aveva fatto ritorno all’Avru, si era notato un cambiamento nelle sue abitudini. Non scherzava più nè rideva come prima; sedeva in un canto del piazzale, e lavorava tranquillamente non preoccupandosi di nulla — neppure delle insidie che potevano venirgli tese come bandito. Ma da questo lato aveva sempre una misteriosa sorvegliante: Gavina — la quale, quantunque in apparenza distratta, non dimenticava mai di volgere uno sguardo all’ingiro, per far la guardia al suo protetto.
Una sera, mentre le donne erano raccolte nello stazzo, la moglie di Anton Stefano aveva trovato modo di appiccar discorso con Giuseppe, e lo aveva tratto seco, per la piccola viottola che conduceva all’ovile, poco distante.