Dopo aver alquanto riflettuto, Bastiano si diresse pian piano verso di lei, e le si fermò dinanzi.
L’inaspettata apparizione fece trasalire Gavina; ma non ebbe il tempo nè credette conveniente allontanarsi da lui. Chinò gli occhi a terra, si lasciò cadere le braccia lungo il corpo, e stette immobile — come se aspettasse una condanna dall’uomo ch’ella aveva involontariamente lusingato co’ sorrisi e le attenzioni. Gavina teneva sempre la testa bassa; non guardava il muto, ma sentiva il fascino di quegli occhi lampeggianti che le metteva un brivido in tutta la persona. Il bandito non fece altro che allungare la mano verso di lei, e col pollice e l’indice le pizzicò dolcemente il lobo dell’orecchio, come per chiederle conto degli orecchini che vi mancavano.
La fanciulla comprese quanto il muto voleva dirle, levò gli occhi su lui, quasi per implorare pietà; e con le mani giunte, fissando il muto con uno di quegli sguardi che di consueto lo disarmavano, gli fece intendere che la perdonasse; che lei non ci aveva colpa che lo avrebbe amato sempre... ma come un fratello.
Ma Bastiano non faceva che guardarla negli occhi, dimenticando le promesse fatte e gli avvertimenti di Anton Stefano e della moglie.
La belva era domata. Bastiano si avvide ben tosto che aveva bisogno di allontanarsi da quella donna per gustare tutte le voluttà dell’odio. Dinanzi a lei non provava che amore — soltanto amore.
Fra le stranezze del suo sentimento, ve n’era una che non sapeva spiegare: egli non aveva mai nudrito odio nè rancore per Gavina — cercava sempre in altri le cause della sua infelicità, non mai nella figlia di Anton Stefano.
Finalmente — temendo di venir sorpreso da qualcuno, o di commettere qualche imprudenza — il muto stese la mano a Gavina, come per darle e ricevere un saluto — un addio. La fanciulla dopo aver esitato, si decise a mettere la sua bianca manina in quella ruvida di Bastiano — e allo stesso tempo portò il grembiale agli occhi, per asciugarsi le lacrime che cadevano copiose.
Allora il muto, con dolce violenza si recò alle labbra quella mano prigioniera, e v’impresse un bacio infuocato.
Ad un tratto però, Gavina levò la testa. La sua fisonomia si era d’improvviso trasfigurata: i suoi occhi scintillavano di gioia: le sue labbra tremanti si erano composte ad un ineffabile sorriso, mentre le sue orecchie tese parevano carezzate da una musica celeste.
Che cosa era avvenuto?