Bastiano era sordo — nè aveva udito la canzone di Giuseppe. Acciecato dalla passione, si era lusingato del turbamento di Gavina; credeva l’insensato, che l’amore si destasse nel cuore della fanciulla, mentre invece esso andava spegnendosi.

Col cuore pieno di speranze, riprese la viottola tortuosa che conduceva alla valle di San Gavino....

Il canto di Giuseppe si era bruscamente interrotto.

Tanto Anton Stefano, quanto il suo futuro genero, avevano veduto nella penombra la Gavina correre spaventata verso lo stazzo; e poco dopo il muto che se ne allontanava frettoloso, prendendo la viottola dell’orticello. Entrambi immaginarono la ragione di quella fuga, e ne provarono dispetto e gelosia. L’uno però non comunicò all’altro l’impressione ricevuta. Giuseppe calmo in apparenza, disse al vecchio che era suo desiderio rientrare nell’Avru dalla parte del piazzale, non volendo incontrarsi col muto, e difatti prese la scorciatoia. Anton Stefano tirò dritto per la sua strada, volendo invece andare incontro al muto.

Gli tagliò infatti la strada, e gli si piantò dinanzi. Bastiano fu costretto a fermarsi.

— Donde vieni? — gli disse con un gesto e con piglio burbero Anton Stefano.

Il muto allungò la mano, e gli indicò lo stazzo.

— Non vuoi dunque capire che le tue visite sono importune?

Il muto allungò il collo e aprì la palma delle mani per domandargliene la ragione.

— Perchè mia figlia è fidanzata con Giuseppe, ed è tempo che tu smetta le molte corbellerie che hai per la testa!