Questa volta, però, Bastiano credette ravvisare il suo nemico che saltava una siepe, e gli mandò dietro una palla, che non lo colse.

L’ira che acciecava i due rivali, e l’ora tarda, avevano mandato a vuoto i loro colpi.

Bastiano seguì con gli occhi l’uomo che si allontanava, guardò il calcio rotto del suo fucile e compose le labbra ad un riso infernale.

— Non ti ringrazio di avermi salvata la vita — pensò con rabbia — perchè della vita son stanco. Ti ringrazio, perchè poni in pace la mia coscienza. Miserabili! — aggiunse, minacciando con la mano l’Avru — voi mi avete sciolto dal più insensato de’ giuramenti!

E continuò la strada incamminandosi verso gli stazzi della Trinità d’Agultu.

XIII. Vendetta

Era la notte del 5 al 6 luglio del 1857.

················

A passi lenti, chiuso ne’ suoi pensieri camminava per ore ed ore, senza sapere ove andasse.

Si aggirava inquieto intorno allo stazzo dell’Avru; ma finiva per ritornare ad uno speco, chiuso fra tre massi di granito, per poter fissare il pallido lume che vedeva sfavillare laggiù, in mezzo alle tenebre: stella funesta che annunciava una vendetta — punto luminoso che pareva additasse una vittima da colpire.