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In casa della fortunata Sofia era venuto ad abitare in pensione un tale E. Dorval. Faceva vita da gran signore. Era bello, era giovine. Una sera, dopo aver giocato a tric-trac col padre di Sofia, dà la buona notte e si ritira in camera. Ma in camera sua, palpitante, incerta ancora, piangente, disperata e felice, lo aspettava Sofia. Un bacio lungo, ardente.... e poi, in punta di piedi, traversano un terribile andito, aprono, e non richiudono, l’uscio delle scale.... e via in una vettura che aspettava lì vicino da qualche ora....
Monsieur Dorval era il conte Louis De Brancas.... coniugato! Scoperta che fa svenire Sofia. Ma si riebbe presto. La moglie del conte era malata, egli promette di sposar Sofia appena rimanga vedovo.... e i signori Arnould già pregustano la voluttà di esser i genitori della nuova comtesse De Brancas.
E Sofia?
Ah, Sofia era donna, ma era anche artista, fiera, capricciosa, passionata, intollerante di umiliazioni e di freno. E com’era scappata dalla casa paterna, riscappò dalla casa dell’amante. «Gli uomini non sono che dei mostri egoisti (scriveva a un’amica) non voglio amare d’ora innanzi che il teatro e la musica.» E a chi, molti anni dopo, le chiedeva notizie di quel suo primo amore, rispondeva così: «Non mi parlate più di quell’uomo: mi ha dato due milioni di baci, e mi ha fatto versare quattro milioni di lacrime.»
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La Festa di Pafo, Proserpina, Polissena, Alina, Ifigenia in Aulide, son l’opere nelle quali fece furore. Le stampe dell’epoca ce la raffigurano vestita di veli d’argento, col tragico fazzoletto in mano, con un enorme échafaudage in testa, con un manto tigrato sulla spalla destra, e con due grandi macchie di rossetto sulle gote. Eppure, e nonostante, essa ci appare sempre simpatica, e ci sorride come una soave figura contemporanea.
E badate, bisogna proprio che quelli occhi e quel sorriso sian magici, per farcela apparir bella e simpatica con quelle coiffures con quei paniers, con quei caraco, con quelle considérations.... O mode del 1770, o deliri del gusto, o epopee del capriccio! È l’epoca in cui la duchessa di Chartres nella colossale architettura dei suoi capelli, nel suo pouf au sentiment, portava un ritratto, un pappagallo, un mazzo di ciliegie, un negro, un cagnolino, e una nave a vele spiegate.... è l’epoca in cui nella coiffure à la circonstance le donne eleganti avevano in testa un cipresso, un fascio di grano e un giardino; e in quella alla inoculation (ricordo dell’innesto del vaiolo), un serpente, un sole levante e due olivi. È l’epoca in cui la marchesa di Boufflers reggeva in capo un mappamondo che disegnava esattamente sui suoi capelli le cinque parti del mondo; e in cui la contessa di Lamballe scoteva lo Zodiaco fra le sue belle chiome, e portava in testa il sole, la luna e le stelle....
È l’epoca in cui le donne galanti somigliavano a delle acquaiole che abbian due secchie d’acqua sotto le sottane; in cui i paniers e le crinolines davano tali circonferenze alle signore, da render necessario che per ogni dama fosser destinate tre sedie....
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