Il conte tolosano parlò al duca della sua bella Lange (così si faceva allora chiamare la Giovannina) e tornò più volte, e con insistenza, su questo tasto. La donna era bellissima. Di persona svelta, flessuosa, di forme perfette, di una carnagione che i contemporanei paragonarono a foglie di rosa bagnate nel latte. Aveva, grazioso contrasto, ciglia nerissime e occhi azzurri, abitualmente socchiusi, dagli sguardi lunghi, voluttuosi, dalle occhiate assassine, come le chiama Musset: i capelli più belli, più morbidi, più lunghi che si potesser vedere, seta e oro, abbondanti, naturalmente ondati; un collo di statua antica, magnifiche spalle, mani da gran signora. In breve, il conte annunziò al duca che destinava la sua Lange al re. Richelieu sulle prime finse di non capire. Poi mostrò di capire, e suggerì a Du Barry d’intendersela con Lebel, il vile mezzano di piaceri di Luigi XV. E così ne fu parlato al re, eccitata con arte la sua curiosità di vecchio libertino, e la Lange gli fu fatta vedere la prima volta (senza che essa sapesse di esser vista dal re) a una cena in casa dello stesso Lebel. Rallegrata, eccitata dallo champagne, essa fu, come sempre, di una folle allegria, graziosa, espansiva, tutta riso, e spirito, e gioia. Aveva l’aria d’ignorare affatto l’abiettezza della sua situazione. Vera birichina di Parigi, faceva vedere nelle sue matte risate una doppia fila di magnifici denti al triste Borbone che la guardava non visto. E questa sincera allegria fu l’incanto che lo tirò nella rete. Quel viso ridente, allegro, spiritoso, malizioso, che rivelava ingenuamente tutti i vizi degli enfants des rues di Parigi, non aveva traccia nè di ostentazione, nè di menzogna, nè di insolenza. Ciò piacque al re, che vedeva ridere tanto poco a casa sua.... Fu sorpreso, incantato da quella libertà, da quel riso, da quella gioia: e quella sera medesima la fece venire a palazzo. Jeanne restò la stessa, anche sapendo dove e con chi era. Nessuno imbarazzo, e sopratutto nessuna commedia!... Il re, in poche settimane, la fa dama, le dà un titolo e la marita.

Divenuta contessa Du Barry per volontà del re, che faceva così, senza avvedersene, la volontà di un libertino, di un avventuriero e di una mantenuta; diventata senza sforzo e senza commedie, arbitra del cuore o, a meglio dire, dei sensi di un re vecchio e annoiato; trovandosi a suo agio a Versailles come alla Cour Neuve, o da Labille; naturalmente bonne enfant, senza orgoglio, senza pretensioni, senza provocazioni, essa fece stupire la corte colla intrepidità dei suoi spropositi, colle adorabili sue monellerie, ed eccitò, fin dai primi giorni, più il sorriso che l’odio. A ogni oggetto nuovo che vedeva, essa diceva col suo zezaiement di bambina parigina: «Ze ne sais pas ce que c’est; ze voudrais qu’on me le dit.»

Ma questa sua disinvoltura e ingenuità che tanto cattivò il vecchio Luigi, doveva esser l’arme di partiti politici fieramente avversi; e le carezze di questa modista dovean esser calcolate e usufruite «colà dove nel muto aere il destin dei popoli si cova.»

Il ministro Choiseul rappresentava i parlamentari, i liberali dell’epoca, i giansenisti, i filosofi, le riforme della Chiesa e dello Stato. Il partito del diritto assoluto, della disciplina sociale, del romanismo, dei gesuiti, era rappresentato da D’Aiguillon. Essi erano i campioni dei due opposti principî, e si combattevano a morte usando di tutte le armi.

E arme premeditata, e terribile, perchè inconsapevolmente onnipotente sull’animo del monarca, fu la nuova favorita. Arme offerta da Du Barry, e accettata da Richelieu, a benefizio di D’Aiguillon e di un partito politico. Una cosa sola mancava a consacrare i diritti della maîtresse del re, a farla istrumento veramente utile e inalienabile; la presentazione officiale, che le dava il diritto di non poter essere rimandata, di viaggiare nelle carrozze del re, di abitare pubblicamente nel palazzo reale, di mostrarsi al Delfino, ai principi, a mesdames, di ricever visite di etichetta e di ambasciatori; diritti che soli rialzavano la maîtresse al grado di favorita.... Figuratevi con quale ansietà il partito D’Aiguillon aspettava il giorno di questa presentazione. Molti preti in Parigi, guardando più al fine che ai mezzi, affrettavano coi voti il gran giorno.... e si beveva «alla prossima presentazione della nuova Esther, che libererà Israello dall’oppressione di Aman-Choiseul!»

E il gran giorno arrivò. E siccome il re glielo aveva fatto tanto aspettare e sospirare, essa, la popolana e parigina, si vendicò facendo aspettar lui e tutta la corte all’ora indicata. Già Choiseul esultava.... Richelieu fremeva.... la corte rideva.... il re si impazientiva.... quand’ecco arrivano a Versailles le vetture e le livree della favorita. Essa discende, sorridendo di un grazioso e ironico sorriso, scintillante di diamanti, vestita di un magnifico habit de combat, più che mai bella, ed è ufficialmente presentata al re e alla famiglia reale dalla contessa di Béarn, lautamente pagata ad hoc.