Via dagli affetti, tenui ombre lievi

Dilegueremo.

Poi la mente del poeta, che dallo spettacolo di Roma contemplato sulla cima di Monte Mario è tratta al pensiero della nostra caducità, si innalza e si dilata nella immaginazione della catastrofe universale. Anche la Terra rallenterà il suo corso «faticoso» dintorno al Sole. Dopo aver sprigionato col suo calore innumerevoli vite e dolori e glorie innumerevoli, anch'essa si raffredderà; e verrà un giorno in cui «dietro i richiami del calor fuggente» l'ultimo uomo e l'ultima donna si rifugieranno al sommo dell'equatore; e di là con gli occhi vitrei vedranno tramontare «su l'immane ghiaccia» il Sole, per l'ultima volta. Con questa visione d'origine byroniana, abilmente condensata e corretta nelle linee dell'arte classica, il poeta termina questa ode, la quale senza il freddo artificio della quarta strofa (Lalage, intatto a l'odorato bosco...) sarebbe tutta un capolavoro; veramente mirabile, a ogni modo, di proporzione, di fusione, di intonazione.

Nella apostrofe che il poeta intuona all'Adige, mentre il fiume, infilando il ponte scaligero, gli canta sotto la sua «scorrente canzone al sole» l'ode riprende il pensiero della precedente. Lo riprende, ma lo tramuta e lo varia per modo, ch'io non so proprio comprendere come altri, in buona fede, abbia potuto trovare il poeta in colpa di ripetersi, mentre invece credo che qui si rendano più imperiosamente degne d'ammirazione la sua arte e la sua vena. In vetta a Monte Mario sono in tragico contrasto la fuggevolezza della vita umana con la durata delle forze cosmiche, anch'esse moriture: qui, sulla riva del bel fiume veronese, è invece il poeta che paragona la nota fuggevole del suo canto con la voce del fiume perseverante uguale a traverso i secoli, a traverso tante vicende di popoli e d'imperi. — Quanto tempo è passato dal dì che Teodorico entrava vittorioso in Verona e la povera plebe italica, raccolta intorno al suo vescovo, supplicava i Goti mostrando loro la croce, a questo giorno in cui le bandiere abbrunate, sventolanti sulle torri e dalle finestre delle case, ricordano l'anniversario funebre di Vittorio Emanuele!... Tutto passa e si muta; non la voce immortale del fiume:

Anch'io, bel fiume, canto; e il mio cantico

Nel picciol verso raccoglie i secoli,

E il cuore al pensiero balzando

Segue la strofe che sorge e trema.

Ma la mia strofe vanirà torbida

Ne gli anni: eterno poeta, o Adige,