Scoglio di Quarto non ha l'impeto lirico che vi trascina nella seconda parte di Miramar; non ha la ricchezza fantastica di Alessandria e dell'ode: Presso l'urna di Shelley; ma le vince, a mio giudizio, tutte per quella che Leonardo da Vinci chiamava la prisca euritmia delle proporzioni e per un tono originalissimo, al tempo stesso umile ed alto, che dà luogo a una singolare e toccante fusione di patetico e d'eroico. Al disegno perfetto dell'ode corrisponde la forma; perfetta anch'essa, e malgrado due piccole mende che voglio notare. Una è quel «palpido lucido» dell'astro di Venere, che tinge, esso, il cielo, non ostante il maggior lume della luna: l'altra quel «mendicando la morte» della settima strofa, che parmi alquanto eccessivo ed enfatico. Le ho notate, a costo di dar nel minuzioso, per il rispetto quasi religioso che questo componimento m'ispira. E nemmeno voglio citarne dei passi staccati; maniera di commento sempre pericolosa e in questo caso presso che irriverente. Tanto varrebbe rompere un bel bassorilievo antico per mostrare alcuni pezzi ai curiosi. Bisogna leggere tutta l'ode con l'animo raccolto; e muovere da quella «breve striscia di sassi» che sporge nel mare, e cogliere con l'occhio della mente il paesaggio notturno, tranquillo, sereno, incantevole che è sopra e d'intorno, con Genova vista là in fondo tra i lumi morenti e i canti che arrivano fiochi da lontano... Poi veder comparire a un tratto la figura leonina di Garibaldi, col suo puncio e la sua spada «la spada di Roma» bilanciata sull'omero; e dietro lui giungere a piccoli drappelli «i mille vindici del destino» che appena comparsi dileguano nell'ombra, come dei pirati che vadano al malefizio e invece per amore d'Italia essi vanno a cercare la morte «al cielo, al pelago, ai fratelli»... Poi bisogna salire, salire e lasciarsi portare per questa atmosfera sacra di ricordi, finchè vediamo toccarsi in una stessa idealità due figure, Pallante e Garibaldi, i due lucidi poli remoti, tra i quali si svolge la immensa epopea della vita italica. Su tutto il quadro e su tutta la visione, brilla simbolicamente la stella di Venere, la stella d'Italia, la stella di Cesare.....
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Mi rimane da parlare dell'ode: Il liuto e la lira, dedicata «A Margherita Regina d'Italia». Tutti ormai conoscono le origini storiche del componimento ricordate in una nota.
Quando la Donna Sabauda il fulgido
Sguardo al liuto reca e su 'l memore
Ministro d'eroici lai
La mano e l'inclita fronte piega,
Commove un conscio spirito l'agili
Corde, e dal seno concavo mistico