Io reco il blando riso de' parvoli,

Di spose e figlie reco le lagrime

E i cenni de' capi canuti

Che ti salutano pïa madre...

Fin qui ho sentito la nobilissima lirica salire sempre come un'onda vittoriosa. Da questo punto, per le cinque strofe che ancora rimangono, sembrami invece d'avvertire un certo rallentamento e quasi un raffreddamento. L'ode appare lunga. Nuoce quel subito intervento dell'io del poeta dopo la serena oggettività della prima parte? Forse — lo so — è audace il dire a un poeta, a un artista della forza di Giosuè Carducci: era meglio che tu ti fermassi a un dato punto dell'opera tua magistrale. Ma io sento, forse a torto, che, finita la triplice apparizione, anche l'ode doveva finire o concludere più rapidamente.

***

Ho detto anch'io il mio parere con tutta sincerità e senza una pretesa al mondo. A chi poi mi domandasse un giudizio complessivo sul volume, io direi semplicemente: le Terze Odi Barbare sono per me degne delle prime e delle seconde. È arte pura, è poesia che seguita a consolare l'Italia della grande mediocrità artistica, la quale persiste, ahimè, nel travagliarla!

È utile, è ragionevole, è (oserò aggiungere) artisticamente possibile spingere molto innanzi certi confronti e pretender dimostrare, con un termometro di nuovo genere alla mano, se il calore poetico del Carducci sia cresciuto o diminuito d'un grado? A me basta rileggere Miramar, Alessandria, Scoglio di Quarto e sentirmi in presenza di un grande artista; a me basta pensare che il nostro maggior poeta ha molte corde alla sua lira e che sa tutte vibrarle potentemente, alternando e rinforzando i suoni. Meno di due anni fa egli ci diede Rime nuove; ora ci dà le Terze Odi Barbare; chi può dire le sorprese che egli ci serba per l'avvenire? — Fra i nostri critici letterari, che io tutti sinceramente rispetto, confesso che a me muovono una certa stizza coloro che da qualche tempo hanno pigliata l'abitudine di parlarci di Carducci come di un patriarca vivente della poesia italiana. Ma che patriarca d'Egitto! Egli è nel forte vigore della vita e ha di poco varcati i cinquant'anni, età nella quale in Francia, in Inghilterra e in Germania i poeti e gli artisti sono sempre classificati tra i giovani.

E perchè al Carducci non dovrà essere riservata una longevità operosa, come a Victor Hugo, a Tennyson e a Lecomte de Lisle?