III.
Carducci umorista.

Carducci umorista?... Certo non è la prima idea che si presenta a chi pensi l'opera del grande lirico nostro. Ogni artista, ogni scrittore eminente è come sopraffatto dal fulgore di certe sue qualità dominanti, agli occhi della critica.

Vittorio Alfieri volle per forza aggiungere alla sua corona di tragico quella di poeta comico e satirico; ma la musa dal facile riso e dai sandali leggeri, all'ostinato invito si prestò di mala voglia e, diciamo anche, di mala grazia il più delle volte; tanto che, ad argomento di maggior gloria, nessuno, io penso, sente ora il bisogno di ricordare dell'autore di «Saul» e «Timoleone», anche le satire e le commedie e gli epigrammi, così laboriosamente meditati e composti sotto la alta pressione della sua indomita volontà.

Per Carducci no. È vero che egli non mette subito in mostra il lato umoristico del suo temperamento e, meno che mai, egli, scrittore, lascia subito travedere una punta di riso arguto e bonario agli angoli della sua bocca. Direste che ama invece di apparire tutto l'opposto.

Superbo! e lui non tocca

Gentil senso d'amore.

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Solitario, aggrondato

Va pel divin creato.