Ora se questa è la leggenda che si è formata nel mondo sul conto suo, bisogna ben riconoscere che poco egli ha fatto per impedirla; e che invece si capisce benissimo che perfino i «cipressetti di Bolgheri» parlassero tra loro e col vento delle «eterne risse» che fiottavano, un tempo, e tempestavano dì e notte nel petto del poeta loro compaesano, traboccando facilmente nel verso iracondo e sdegnoso.
Tutto che questo mondo falso adora,
Col verso audace lo schiaffeggerò:
Ei mi tese le frodi in su l'aurora,
A mezzogiorno io le distruggerò.
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È troppo naturale dunque che alla immagine di questo terribile schiaffeggiatore non si vada facilmente associando l'altra di un poeta umorista e anche meno quella di un poeta italicamente faceto. Eppure l'uno e l'altro noi abbiamo trovato e ammirato più volte leggendo il Carducci; e giova ricordarlo ora che tutta la sua opera poetica ci sta dinanzi nel magnifico volume edito dallo Zanichelli.
Il Libro V della «Juvenalia» è unicamente formato di componimenti fra burleschi e satirici. Dico subito che non vi si manifesta gran fatto l'originalità del poeta. Qui anche più che nelle liriche giovanili appare quella disciplina classica, che come ognuno sa, teneva il giovane studente di Pisa nel suo assoluto predominio. Tutti i nostri migliori berneschi fanno qui sentire la loro voce; il Berni, s'intende, il Pistoia, il Burchiello, il Caro, il Lasca; di quest'ultimo specialmente le reminiscenze fioriscono in copia nei sonetti dalla lunga coda. Chi confronta quello che è a pag. 173 «Ancora i Poeti», sente per fermo l'andatura e il tono di certe frasi e perfino certe progressioni e ripetizioni della famosa invettiva che il Lasca scaraventò contro quel povero Girolamo Ruscelli autore del famoso Rimario e sfrontato esibitore di correzioni ai versi e alle prose di Dante e di Boccaccio...
In quasi tutto questo Libro V sentiamo insomma che il poeta giovanissimo è ancora tutto chiuso entro al periodo della sua «vigilia dell'armi» per essere consacrato cavaliere dei classici. Il pregio di questi sonetti, come arte, è tutto in un felice sforzo di assimilazione, così piena e così intensa, che già dimostrerebbe per sè sola una invidiabile qualità di scrittore. Il «Marium futurum» potrà anche balenare qua e là in qualche tocco di vigorosa rappresentazione individuata e realistica, che il solo studio dei modelli non basterebbe forse a spiegarci. Ma sono baleni e non altro; e serviranno tutt'al più ai biografi futuri per divertirsi a fabbricare dei pronostici retrospettivi...
La vita, la piccola vita pisana e universitaria, presenta qualche figuretta e qualche motivetto che il brioso scolare acciuffa subito e scarduffa volentieri, col manifesto intento di farne anche un suo tema di stile e per adoperarvi attorno tutte le fraseologie che egli ha saputo tesoreggiare saccheggiando a man salva dentro al repertorio dei berneschi toscani; come pure si vede che anche alle divagazioni facete dell'austero Parini lo scolaro toscano è andato guardando simpatia e con profitto.