Vi è inoltre una nota negativa, ma assai significante. In tutti questi sonetti nessuna reminiscenza giustiana: e si vuol ricordare che eravamo nel decennio tra il cinquanta e il sessanta; quando cioè le satire del Giusti avevano raggiunta in Toscana la maggior loro popolarità ed erano divenute per tutta Italia il verbo civile degli studenti italiani.

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Ma prima d'uscire dal libro V s'incontra un componimento che è come un suono nuovo nello strumento satirico carducciano.

Oggimai che ritornati

Son di moda e stanchi ed ossa

E nè pure gl'impiccati

Son sicuri ne la fossa,

Anche a voi la requie spiace

Fra' Giovanni de la Pace?

È il principio del gagliardico inno all'umile frate zoccolante, dal quale l'arcivescovo di Pisa, e i canonici del duomo disseppellirono, pare, le ossa nel 1855, con l'idea di dare un nuovo santo al calendario. Qui, io credo, la satira carducciana lascia per la prima volta le vecchie pastoie dello stile bernesco e si mette per una via nuova. Nel grave e quasi liturgico andamento di questi versi ottonari e nella sequenza delle strofe, hai senza dubbio un sapore di parodia manzoniana delicata e piena di garbo; hai perfino in quello spunto interrogativo un richiamo al principio dell'inno «La Risurrezione», che poi ritorna in certe mosse di esclamazioni sobriamente esultanti, qua e là, nello svolgersi dell'inno burlesco: