Ma questa è stata sempre l'arte e direi quasi il gioco singolare di Carducci: muovere i primi passi avendo l'aria di uno che immiti; e poi concludere con l'affermare tanta libertà e tanta potenza propria, che i suoi primi modelli ne rimanessero oltrepassati o dimenticati.
Ditemi infatti: barattereste voi il libro «Les Châtiments» con una mezza dozzina delle più potenti liriche ironiche e battagliere che sono in «Giambi ed Epodi?»
Io, per esempio, no.
A “SFINGE„
Chi siete?
Io conosco la calligrafia che segnò le buone parole nella prima pagina del libro[1]; e la scrivente mano femminile io sento d'averla più volte tenuta nelle mie in una stretta amichevole e fors'anche baciata nel momento d'una cerimoniosa presentazione... Ma perchè non posso io ancora trarre dal fondo della mia memoria i contorni di una fisonomia da porre come un bel suggello sopra quella scrittura?
Dopo le prime inutili fatiche, mi sono detto che probabilmente, leggendo il libro, mi sarei visto balenare dinanzi all'improvviso il volto desiderato. E ho cominciata la lettura e l'ho ripresa e sono arrivato all'ultima pagina. Parecchi profili di donna sono passati sul piano mobile della mia memoria, mentre procedevo leggendo o negli intervalli; e il vostro qualche volta mi pareva di essere proprio sul punto di afferrarlo... Vana fatica! E a lungo andare, tormento psichico!
In una tra le sue novelle giovanili, Ottavio Mirbeau ha descritto stupendamente il sogno di un buon borghese appassionato pescatore di lenza. Gli pareva di sedere sulle sponde della Senna, in una piccola insenatura tranquilla, e d'essere sempre sul punto di pigliare una bella trota che gli era sfuggita il giorno innanzi.... Il pesce è lì, sotto i suoi occhi, scherza a fior d'acqua, facendo balenare al sole le squame d'argento chiazzate di qualche macchiolina sanguigna... Poi s'accosta all'amo e mostra d'abboccarlo una, due, tre volte; ma al momento d'alzare la canna, il pesce ha dato un guizzo ed è scomparso nel cupo fondo del fiume... Il cervello del sognante pescatore passa per tutte le torture dell'attesa, dell'ansia, della gioia, del dispetto; e finalmente quel povero cervello è svegliato da nient'altro che da un colpo di apoplessia!