Questo non sia mai, o mia buona e cortese incognita!.. Io mi consolerò della ignoranza del vostro volto con la conoscenza del vostro libro. Il quale, sia che vada per il filo della narrazione storica o preferisca di spaziare nelle considerazioni dottrinali e nelle polemiche, tocca sempre di volo e sfiora alla epidermide tutto quello che tratta.

Come va dunque che, essendo gravi gli argomenti di cui discorre questo vostro libro così leggero, abbia potuto interessarmi tanto alla lettura e lasciarmi nell'animo una impressione così durevole?

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La spiegazione di questo piacevole enigma di cui voi siete la vera «Sfinge» annunziatrice, mi pare abbastanza semplice e piana. Prima di tutto, se vi è pseudonimo letterario che non vi convenga, e che anzi vi stia male, parmi precisamente quello che avete prescelto. Non vi è nulla di sinistro, nulla di enigmatico in voi; e il mitico Edipo non si sarebbe fermato per voi sulla strada di Tebe. No, la vostra anima di donna e di gentildonna (sento che il doppio titolo vi spetta) si manifesta senza ambagi attraverso il vostro libro. Si manifesta intera, candida, entusiasta, giovanile. È in voi un principio di fantasticheria romantica che vi porta ad immaginare — forse a desiderare — voi stessa alquanto diversa da quello che siete. È questo il vostro amabile errore, che vi comunica ogni tanto certe velleità di singolarizzarvi nell'audacia e nella ribellione, subitamente domate — forse con vostro dispiacere — dalle forze sane del vostro temperamento.

E come poi fate bene ad abbandonarvi al suo dominio vittorioso! E se sapeste, come riuscite più originale, rassegnandovi ad essere sincera!

Voi avete trascelto nella storia un bel gruppo di figure femminili. Non giurerei che le abbiate tutte studiate molto; ma certamente molto voi le avete amate, e l'amore ha dato un grande calore di simpatia alla vostra rappresentazione. Questo io credo il successo vero della vostra arte.

Lo donne voi che avete fatto argomento di un vostro studio sono tutte notissime; anzi intorno quasi a ognuna di esse esiste una copiosa letteratura storica. Eppure voi, senza mai addurre nè fatti nè documenti nuovi, sapete ricondurci ad esse e tenerci piacevolmente fissi e come incatenati alla loro persona. Perchè?... Isabella d'Este Gonzaga, per esempio, è bene la stessa grande signora (ammirata dai principi, dipinta da Tiziano e cantata da Lodovico Ariosto) che della sua bellezza, della sua cultura e della multiforme sua eleganza e munificenza, signoreggia e sorride in mezzo al quadro magnifico del nostro Rinascimento. Eppure con le trenta pagine vostre io sento che a quella bellissima figura voi avete dato qualche cosa. In che consista precisamente mi sarebbe difficile il dire a voi e a me stesso. Ma dopo di avere, con vecchie e recenti letture, intorno alla signora di Mantova raccolti via via e casellati nella mia memoria tanti aneddoti e tante memorie, è certo che ho provato per lei un sentimento nuovo e quasi una più viva percezione storica, vedendo come una donna italiana del nostro tempo può amare quella principessa italiana del secolo XVI, circondandola d'ammirazione appassionata e di nobile invidia.

Amo di ripetervelo: la seduzione del vostro libro è specialmente in quel trasparire così limpido del vostro animo, in quel confidente abbandono d'ogni vostro sentimento, sincero talvolta fino alla ingenuità.

Della vostra «femminilità» (questa parola, a me antipatica, vi piace tanto!) voi, donna, avete naturalmente un concetto nobilissimo; ma appunto per questo, voi sapete abbellirlo di grazia modesta e lo temperate di rassegnazione. E deve essere così.