Le donne predilette da voi, le vostre eroine, appartengono a categorie molto disparate; ma furono tutte bellissime o per lo meno furono delle grandi seduttrici innanzi agli uomini e agli Dei. Voi vi studiate di mantenere e di accrescere nella storia la loro potenza di seduzione; ma cercate anche di giustificarla lumeggiandone i lati più nobili; e dove il vostro spirito buono e retto non vi consente l'ammirazione, voi ricorrete abilmente agli argomenti della compassione e della pietà. Si sente insomma che ammirate prima di tutto la loro bellezza; ma voi avete un altare anche per la bontà morale. Io molto amo, perchè pare uscito dal più profondo del vostro cuore di donna, quel grido che voi mandate di mezzo ai ricordi della trionfante perfezione plastica di Giulia Récamier: «Nella vita umana la bontà non è ancora onorata abbastanza!».

Avrei voluto sentirvi discutere con Ernesto Renan, che era così facondo e amabile dialogizzatore, quando voleva dimostrare che la piena bellezza in una donna (e perchè non anche in un uomo?) il mondo civile doveva valutarla come una virtù.

Forse non vi sareste trovati d'accordo col filosofo, appunto perchè voi siete una donna....

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Anche il vostro femminismo, dunque, ritiene del vostro buono e schietto temperamento di donna equilibrata. Non ha nulla di esorbitante di teratologico: è una mite autolatria spoglia, per quanto è possibile, d'egoismo individuale. Voi professate candidamente il culto del «genere» come altri ha quello della «specie»; ma questo culto voi vi sforzate a renderlo ragionevole e per nulla intollerante. Si comprende bene che piuttosto che dar dentro nei rischi delle battaglie emancipatrici con le improntitudini e con le violenze, voi magari vi rassegnereste alla onesta e onorata servitù del buon tempo antico... Oh quel buon tempo antico, che con tutto il suo ferreo genio di prepotenza mascolina, seppe tessere tante corone e innalzare tanti altari alla visibile e invisibile bellezza, sento che, in fondo, voi lo amate molto!

Le figure di donne celebri che voi ci recate innanzi una dopo l'altra, formano, tutte insieme, un bel quadro vivente di rettorica generosa, ove ogni figura volge a noi una occhiata persuasiva e un gesto insinuante...

Quale amate di più? Difficile arrischiare un giudizio. Io dico che probabilmente voi le avete amate tutte a un modo di vera passione nell'ora in cui le stavate, una per una, studiando e vagheggiando. Basta osservare la cura che mettete intorno a Cleopatra onde far sparire dai nostri occhi latini il «fatale monstrum» di Orazio e la femmina «lussuriosa» di Dante, non lasciandoci vedere che la bella Maga d'Oriente, per la quale la rinunzia all'impero del mondo non fu stimato sacrificio eccessivo.

La stessa malìa ha esercitato su voi la figura di Giorgio Sand. Era naturale che la vostra ardente fantasia si lasciasse prendere alla dolce esca di intervenire nelle amorose peripezie di Aurora Dupin con Alfredo de Musset, che hanno legato una sì lunga e intricata contesa a due generazioni.

Quanto alla opinione espressa da voi, io vi dico seriamente che vorrei fosse la vera. In un dramma di passione come quello, è sempre meno male che, dei due, chi moralmente ne escì meno malconcia sia stata la donna.

Di quella che comunemente si è convenuto di chiamare «il dramma di Venezia» voi dunque accettate la versione di Lelia, che è tutta in sua difesa; e su quello scabroso episodio del medico Pagello, voi, con bella coerenza, avete delle parole di un ottimismo idilliaco, che paiono prese dal repertorio di Paolo e Virginia. Voi insomma non dubitate di chiamare «trasparenti» le confessioni di Giorgio Sand, come se vi avessero lasciato vedere proprio tutto il fondo e il profondo della sua anima e della sua vita!...