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Nella eterna leggenda dell'amore e nel regno della poesia, Desdemona e Othello hanno antenati famosi. Non poteva essere altrimenti. Lo «straniero» ebbe in ogni tempo, sopra i sensi della donna, lo ascendente fortissimo del nuovo, dell'imprevisto, dello sconosciuto e del vago.
Un giovane è sceso nel porto, è entrato nella città: — Chi è egli? donde viene? dove va? — E l'occhio femminile si attacca curiosamente alla sua fisonomia. Vi studia l'indole, le passioni, i casi del passato, i propositi dell'avvenire; scruta, indaga, indovina. Fantastica: come deve essere bello e generoso avvincere il proprio destino al destino di quest'uomo! Ed ama. Romeo e Tancredi hanno bisogno d'esser belli per vincere l'avversione ereditaria di famiglie e di genti in guerra. Lo «straniero» nel senso antico e leggendario della parola, è quasi scomparso; il fascino del nuovo e dell'ignoto ora non circonda quasi più la figura d'un uomo che ci arriva da spiaggie lontane. «Se avviene (scrive il Thechery) che un italiano o uno spagnuolo o un russo produca, con la sua aria esotica, una impressione pericolosa sulle signore di un salotto di Londra, il rimedio non è difficile. Fate in modo che cinque o sei individui dello stesso paese vi sieno presentati. In poche sere l'equilibrio sarà ristabilito».
Ricordate l'episodio di Rebecca, sul tramonto, vicino alle porte di Nachor? E l'episodio omerico di Nausicaa nella lieta isola dei Feaci? La figlia d'Alcinoo re accoglie Ulisse naufrago e nudo sulla spiaggia, lo rincora, lo veste e lo conduce sul suo cocchio al padre. Mentre sferza le rapide mule, essa si augura in segreto che quello «straniero» sia lo sposo destinatole dagli Dei. Lontanissimi orizzonti dell'amore umano!
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Una più intima somiglianza, quasi di sorelle, è invece — chi lo crederebbe a prima vista? — tra la Desdemona del poeta inglese e la Medea di Apollonio da Rodi.
È sempre in giuoco, lo stesso incantesimo. Giasone tocca i lidi della Colchide, entra nella reggia di Eeteo, narra le vicende del suo viaggio; e Medea bellissima figlia del re, la vergine sacerdotessa di Écate, fredda e sorda fino a quel giorno ad ogni proposta di amore e di nozze, si sente a un tratto avvolta da una vampa di passione. Che le gioverà l'essere maestra di filtri e di sortilegi? Il colpo è stato fulmineo e immedicabile la ferita. — Giasone si alzò dal suo scanno (è il poeta greco che narra) e s'incamminò fuori del palazzo... La giovinetta lo seguitava, spingendo gli sguardi obliqui attraverso il suo velo, col cuore sempre più soggiogato.... Ritirata nelle sue stanze, ella rivolge in se stessa tutti quei dolci pensieri con cui l'amore commuove un'anima. Ogni cosa è ancora chiaramente davanti ai suoi occhi: vede la figura di Giasone e il manto di cui si cuopre e ricorda tutte le sue parole; ricorda l'elegante contegno col quale sedeva e la sua nobile andatura mentre usciva dal palazzo. Intanto la sua anima, dolorando, le ripeteva che nessun altro uomo era simile a lui. —
Questa delicatezza d'analisi e questo caldo soffio di passione, dalla Grecia decadente passeranno presto nel mondo latino e diventeranno poesia perfetta nel quarto libro dell'Eneide.
— O Anna, sorella Anna, chi è mai questo «straniero» venutoci dal mare? Come è nobile il suo aspetto! Come grandi le sue gesta e pietose le sventure che egli ci ha raccontate! —
E il debole petto femminile anche una volta sarà espugnato dall'incantesimo irresistibile; e dopo il delirio beato e breve, verranno per la donna l'abbandono, la disperazione e la morte.