Però vedete quel che accade. Dei romanzi oggi più in voga quello che più resta in mente, dopo la lettura, sono i luoghi dove i fatti si svolgono; i personaggi poco si staccano dal fondo e presto si confondono e sfumano nella memoria.

Invece Mignon, parcamente tratteggiata dal Goethe, rimane un tipo indimenticabile. Anche molti anni dopo letto il romanzo, alla più piccola occasione che ve la richiami, la ripensate con amore, vorreste fare con lei una conoscenza più intima e per poco non vi vengono alle labbra le parole di Guglielmo: — Dove sei stata sinora? Raccontami tutto.... Tentiamo, se è possibile, di farci illusione e riguadagniamo il tempo perduto dall'amore! —

SILVIO PELLICO

Quando si ricominciò in Italia a parlare di Silvio Pellico, a proposito del centenario della sua nascita che la città di Saluzzo si apparecchiava a celebrare degnamente, quanta parte di lui era ancora ben viva nella coscienza civile e nella cultura letteraria del popolo italiano? Sono scabrose le indagini e mal sicuri i calcoli su questa materia, tanto soggetta al giuoco ingannevole delle apparenze! V'hanno autori dei quali si continua a parlare e a scrivere con frequenza mentre si potrebbe scommettere che i loro volumi non escono più che assai di rado, se pure escono, dagli scaffali delle biblioteche: d'altri autori invece si tace quasi affatto, mentre i loro libri, continuano ad avere lettori numerosi per ogni dove; e potrebbero assomigliarsi ad acque scorrenti per una pianura in silenzio.

Quando nel 1827, o in quel torno, si divulgò la voce per tutta Italia che il povero Pellico aveva dovuto soccombere agli affanni e ai disagi del carcere austriaco, un poeta pietosamente cantò:

Pace, o morente! Agl'itali

La tua memoria è pianto.

Caggia quel dì dai secoli,