Al teatro specialmente, nelle più brillanti serate della stagione d’autunno, l’anima sua si sentiva come tutta innondata da quella evocazione triste, cara, inestinguibile.... Le pareva sempre di vedere aprire il palchetto, entrare suo zio e presentare alla madre il conte Alberto D*** laureatosi l’anno innanzi e tornato allora di Romagna per darsi alla pratica d’avvocato. Perchè essa, guardandolo, aveva subito trasalito?... Quando, al momento della partenza, il giovine s’inchinò fissandola negli occhi e le strinse forte la mano, a lei parve di sentirsi presa e posseduta per sempre da quell’uomo fatale!...
Il respiro del suo compagno di viaggio continuava regolare come prima. La donna, maggiormente assicurata, rimosse un poco il ventaglio e guardò....
Come era andato a male!... Poteva avere tutt’al più trent’anni; e lì, sotto la luce giallognola della lampada, in quella posa stanca e disagiata, con quei capelli cadenti sulla faccia, con quella bocca aperta e quel respirare faticoso, faceva l’effetto d’un omaccione attempato.
A lei più volte erano giunte notizie della vita d’Alberto. Dopo il suo tradimento, dopo la sua fuga improvvisa con la attrice B*** — che colpo di fulmine per lei il giorno che glie lo annunziarono; e quante lagrime appresso! — egli era andato sempre di male in peggio. Dissipatore, giocatore, vizioso in tutti i sensi. Oramai la sua non grande fortuna era consumata; e s’era anche parlato della sua fuga per debiti. Essa ascoltava quelle brutte voci e non rispondeva. Avrebbe voluto compiacersene. Però dentro le nasceva il dubbio che tali notizie fossero per lo meno esagerate dalla malevolenza e dal pietoso proposito di renderglielo sempre più spregevole e levarglielo una buona volta dal cuore. Quel dubbio essa, senza volerlo, lo coltivava e lo accarezzava molto più del bisogno.... Ma adesso, guardandolo così deteriorato e invecchiato innanzi tempo, trovava come una conferma alle male voci dette sul conto suo.... Che differenza! Che trasformazione!... E in quel grosso uomo che dormiva vicino a lei, essa correva con la mente a cercare il giovinetto fresco, gentile, ornato di bella coltura, squisito nelle maniere e pieno, a sentirlo, di nobili idee, che essa un tempo aveva tanto ammirato.... Gli risuonavano nella memoria alcuni versi appassionati d’Alfredo del Musset che una sera d’estate, nel giardino della villa, mentre scintillavano le stelle, Alberto le aveva mormorato con la sua bella voce. E lo vedeva ancora in un costume elegantissimo, sopra un bel cavallo baio, come era arrivato improvvisamente una mattina a colazione, invitato in villa dal padre, a insaputa di lei.... Essa non aveva potuto trattenersi dall’andargli incontro fino al cancello;... e vedeva ancora il largo gesto con cui egli si levò il cappello a salutarla e il vivo sorriso delle labbra e degli occhi con cui la ringraziò d’essere venuta ad incontrarlo....
Nasceva in lei un curioso fenomeno. Dei momenti le pareva che si trattasse di due individui fra loro opposti e impossibili a essere confusi. Ma poi un guizzo di tutti i suoi nervi, un tuffo di tutto il suo sangue, le smorzavano quella illusione e la avvertivano che era ben questione di uno solo e identico uomo.... Allora anche si ricordava che, da un istante all’altro, quell’uomo poteva destarsi e riconoscerla e chiamarla per nome!...
Durante tutti questi pensieri, il treno s’era fermato a Faenza ed aveva proceduto oltre, senza ch’ella vi badasse. Ma adesso il treno rallentava e fischiava di nuovo. Capì che s’avvicinava alla stazione di Castel Bolognese; e la tema di prima la riassalì e la turbò più fortemente.... Come era possibile che in quella lunga fermata, mentre tutti gli impiegati gridano a squarciagola il cambio del treno per Ravenna e spalancano tutti gli sportelli, Alberto non si svegliasse?... E se entrava qualche viaggiatore nello scompartimento?
Non ci fu nemmeno bisogno di tutto questo. Mentre il treno entrava nella stazione, il dormiente cominciò a nicchiare, a muoversi, a stirare le membra. Poi con un movimento risoluto si mise a sedere strofinandosi gli occhi colle mani; poi lasciò cadere le braccia e stette un poco immobile; poi si levò e andò allo sportello, dal quale subito si ritrasse come uomo assicurato che quella non era la stazione d’arrivo per lui.... E senza guardare altro, si buttò di nuovo sopra i suoi cuscini, vi si riadagiò con la faccia voltata verso l’assito divisorio dello scompartimento; e di lì a poco si mise a respirare grosso e misurato come prima.
Nei due minuti che durò questa faccenda, la giovane signora, invece di restringersi nel suo angolo e cuoprirsi col ventaglio, seguitò a guardarlo con gli occhi spalancati e immobili.... Era dominata da un fascino più forte della sua volontà....