Ma perchè non posso anch’io bere del vino? Perchè questa “parte di Sole„ che scende a imprigionarsi nei grappoli, non può essere assimilata anche da me e circolare nel mio sangue e giocondarlo? Perchè esso, “la letizia degli uomini e di Dio„ com’è chiamato dal Salmista, — appena mi tocca le labbra, e le mie nari sentono il suo odore — un senso di dolorosa repugnanza si solleva da tutto il mio essere? Astemio!... Onesta parola mi suona come una umiliazione e una condanna; e io mi rodo dentro e provo un fremito di rivolta, figgendo gli occhi sulla vigna.

.... E su dal torrente, nell’aria interposta fra le due colline, si alzano e si muovono delle figure, confuse da prima, e che via via si rendono più distinte e chiare nel lume argenteo della Luna.... È una gran folla silenziosa, una folla varia e bizzarra di gente di tutte le epoche e di tutti i paesi, vestita di tutte le foggie. E vedo che tutti bevono facendo un gesto di beatitudine.... I sacerdoti nei camici bianchi e nelle lucenti dalmatiche alzano con solennità i calici d’oro; i poeti, con l’alloro in testa e gli occhi scintillanti, fanno il gesto di brindare in grandi nappi d’argento coronati di rose.... Ai sacerdoti, ai poeti, ai guerrieri de’ tempi andati veggo che si uniscono allegramente delle belle donnine, vestite all’ultima moda, eleganti e spigliate.... Esse si accostano ridendo agli uomini antichi; toccano i calici coi lunghi bicchieri spumanti, toccano le patere antiche, e gittano indietro le teste graziose come già prese da un principio di ebrietà.... Da tutte le parti il vino brilla, spuma, si riversa dagli orli spandendosi a torno in allegri zampilli.... Vino bianco, nero, color d’ambra, color di rubino, color d’ametista: vino, vino, vino dovunque si posano avidamente i miei occhi.... O Tantalo, Tantalo!... Dopo breve ora quella moltitudine comincia ad essere più animata, i volti più accesi, i gesti più audaci e più ditirambici.... Alcuni pochi, data un’ultima libazione, si lasciano andar giù come persone vinte dal sonno e scompaiono nel fondo; ma la gran massa è sempre più infervorata nel bere.... E il bere non le basta più. Principiano i corpi a dondolarsi e le gambe a muoversi ritmicamente. Un gran ballo incomincia.... Tutti si muovono, aerei e silenziosi, senza indizio di musica. Forse una musica c’è, ma non arriva al mio orecchio; forse il ritmo della danza l’ha ognuno nei nervi e nel sangue; un ritmo interiore che sempre cresce e rinforza, perchè i movimenti si fanno sempre più rapidi, sempre più concitati.... Come ondeggiano soavemente le moderne figure femminili! Che ardore, che gioia, che abbandono beato in quelle strane coppie danzanti!... Il cerchio del ballo di mano in mano si allarga, si allarga, avvicinandosi a me.... Ecco che nella sua grande orbita esso arriva quasi a lambire il ciglio delle due colline.... I danzatori mi passano sempre più vicino con rapidità vertiginosa; parmi di sentire il loro anelito caldo.... i capelli odorosi e svolazzanti delle donne quasi mi sfiorano il viso.... Alcune mi gittano passando una occhiata lucente.... Oh anch’io, anch’io!... Dovessi morire subito dopo, voglio per una volta sentire in me la divina Ebrezza, vivere un’ora entro questo circolo incantato, mescolarmi, e sia pure per un minuto solo, a questa danza felice!... Che è?... Mentre stavo per lanciarmi disperatamente in mezzo al vortice, vedo che alcune coppie si separano e si scompigliano;... la danza par che abbia trovato un intoppo; si arresta, si scioglie.... E io mi veggo dinanzi un argine di persone che mi sbarrano il passo e mi atterriscono. Tutti hanno il volto corrucciato e mi guardano con occhi ostili.... Le donne torcono la faccia disdegnando e sogghignando.... I sacerdoti protendono le braccia verso di me come in atto d’anatema. E per la prima volta da quella gran folla taciturna esce un coro di voci: Via di qua l’Astemio!... È terribile!... Poi delle braccia di bronzo mi urtano il petto; ed io cado riverso.

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Sogno o visione, dev’essere durato un pezzo. Mi levo su da terra con le membra indolenzite pel freddo della notte. Non odo più il canto degli spannocchiatori; il guardiano dell’uva dorme; la Luna è prossima a tramontare.... La bella vigna, la vigna maledetta si adagia placidamente sulla collina; e i tre cipressi gittano la lunga ombra funerea sui tralci e i grappoli....

AL “LOHENGRIN.„

Chi l’ha visto e non se ne ricorda? La sala del Comunale di Bologna poco prima delle otto di sera si riempiva di gente sollecita, seria e quasi grave. Molti avevano sotto il braccio un grosso volume; una vera stranezza questa, nella nostra vita teatrale. Perfino le signore entravano nei loro palchetti e si assidevano sul davanti silenziose, con una certa aria composta ad aspettazione solenne. Platea, scanni, poltrone, palchi, “Barcacce„ tutto affollato. Ognuno era già al suo posto. Gli uomini quasi tutti in falda e cravatta bianca, le signore scollate e quasi tutte elegantissime.

In quei dieci minuti d’attesa, la sala del Bibbiena sonava d’un ronzio contenuto e profondo, che dava idea d’un gigantesco alveare. Su nell’alto loggione scappava ogni tanto un brontolìo più rude, una risata, un grido. Ma era l’affare d’un momento.

L’orologio del teatro segna in punto le otto; e nella sala s’è fatto subitamente un silenzio completo. Ecco: Angelo Mariani è salito al suo scanno di direttore; gira lentamente a destra e a sinistra la sua bella testa chiomata; accenna con un sorriso calmo a Camillo Casarini che dal suo palco sindacale gli risponde con un sorriso nervoso: e attacca in orchestra il preludio.... Un coro di angeli cala lentamente dagli alti cieli e restituisce alla terra la Coppa miracolosa in cui il Salvatore consacrò il vino nell’ultima cena con gli Apostoli....

Il sipario è già alzato. Enrico l’Uccellatore espone i motivi della sua venuta al popolo di Brabante, alle dame e ai baroni adunati sulle verdi sponde della Schelda.