La giovane contessa ***, bellezza bionda, passionata e superba, è nel suo palchetto di primo ordine, a sinistra, molto verso la bocca d’opera. Guarda la scena col libretto in mano ed ha seduto in faccia un vecchio maestro di musica, tutto attento a voltare le pagine dello spartito collocato fra i due sul damasco del parapetto. Il marito non è con lei. Il marito era da un pezzo wagneriano convinto, ardente e battagliero; e si era apparecchiato a quella prima rappresentazione come ad un duello, passando sul pianoforte ogni giorno, per delle ore di seguito, lo spartito, discutendo al Club con gli amici per combattere e dissipare le prevenzioni sfavorevoli. La moglie, buona musicista anch’essa, lo seguiva in questo suo entusiasmo, ma non in tutto, com’egli avrebbe voluto.
La contessa si lagnava e s’impazientiva qualche volta delle frequenti astruserie e delle lungaggini dello spartito; aveva dei dubbi, faceva le sue riserve. In conclusione, aspettava d’assistere proprio alla esecuzione compiuta della scena e capiva che solamente allora si sarebbe sentita in grado di pronunciare il suo giudizio definitivo....
— Va bene, aspetta dunque d’aver sentita l’opera in teatro; ma bada di non perdere una nota. Almeno le prime sere bisognerebbe proibire le visite. Io, a buon conto, poichè non voglio nè distrarre nè essere distratto, ho già comprata una poltrona e sarò solo tutta la sera col mio spartito sulle ginocchia.
Difatti il conte sedeva in una poltrona verso il termine della fila, dal lato opposto al palco della moglie.
Intanto il primo atto dell’opera va innanzi. Telramondo ha finito il suo racconto calunnioso; Elsa chiamata a scolparsi dell’accusa di fratricidio, entra a passo lento tutta assorta nella sua visione e narra il sogno del suo bel campione consolatore. Il Giudizio di Dio omai è deciso; e un araldo con voce tonante domanda se v’ha qualcuno che voglia entrare in campo per Elsa di Brabante, contro l’uomo che accusa. Dopo il primo appello, il secondo; e nessuno si presenta.... L’orchestra esprime i fremiti dell’angosciosa aspettazione. Elsa, nel fervore della sua fede, lancia una preghiera a cui si uniscono, inginocchiandosi, le donne con grida e gesti supplichevoli. A un tratto una luce meravigliosa tremula dal fondo e balena sulle acque del fiume, a cui tutti si voltano attoniti, estatici, atterriti, gridando al miracolo:
Chi vien? Chi vien? Quale arcano portento!
Finalmente Egli giunge, ritto sulla navicella tirata dal candido cigno, e indi a poco si mostra sulla verde sponda del fiume tutto chiuso nella sua bella armatura d’argento; giunge l’invocato, l’atteso, il cavaliero del San Gral, splendido e tranquillo come una apparizione celeste!