Dopo una settimana, il giovane violinista era di partenza, avendo accettata scrittura per il teatro di Corfù.
LORENZETTA.
— È qui — disse la vecchia. E presa per mano la nipote, s’avvicinò con cautela all’orlo del ciglione di tufo che cadeva a picco sul fiume. Il fiume in quel punto fa un ampio gomito e le acque in parte corrono a precipitarsi nella cascata vicina, in parte s’avviano sotto la cateratta e s’incanalano verso il mulino. Le due donne, con la testa un poco avanti, guardavano al basso.
— È qui che cadde il tuo povero nonno. La notte era buia e freddissima; s’era agli ultimi di carnevale. Chi sa se cadde per disgrazia o se fu spinto da qualche malandrino?... La vecchia continuò, abbassando di più la voce come parlando con sè stessa: — Discorsi se ne fecero molti in paese; ma io ho sempre avuto il sospetto che non fosse nè per disgrazia nè per volontà d’altri.... Requiem aeternam dona eis, Domine....
La nipote, con voce appena sensibile, articolava qualche monosillabo della preghiera, accompagnando la voce forte della vecchia. Intanto fissava nell’acqua profonda i suoi occhietti azzurri. E ascoltava il suono del vento tra le canne spesse, che verdeggiano lì sotto, all’angolo del fiume, e vengono su alte e sottili fino a toccare quasi l’orlo della ripa.
A lei, in quel suono del vento, pareva di sentire una voce quasi distinta: Vieni! Vieni!
Le due donne seguitarono la strada. La vecchia visibilmente raccolta in un pensiero molto triste. La nipotina camminava leggera innanzi, alzandosi ogni tanto sulle punte dei piedi scalzi, per vedere più lontano.
Aveva compiti i sedici anni e pareva sempre una bimba. Figurina sottile e stremenzita, capelli folti e nerissimi, come le sopracciglia, in contrasto con la tinta turchina degli occhi. Con quelle sopracciglia ella sapeva fare un giuoco di fisonomia strano. Mentre la sinistra, per una contrazione dissimetrica, si corrugava e aggrottava fino a cuoprire l’occhio, l’altra si andava inarcando su fino quasi a metà della fronte; e allora col suo visetto regolare e smorto Lorenzetta pigliava una espressione di piccola Tisifone. Per le genti di casa quello era spesso un divertimento:
— Lorenzetta, fai un poco la faccia cattiva!
E Lorenzetta, quando era di buona voglia, faceva la faccia cattiva. E la gente a meravigliarsi e a ridere; tranne la madre e la nonna, che non potevano vedere quella faccia torva a quella strana figliuola. La madre era stata incinta di lei quando accadde la disgrazia del nonno; e a quel dolore e a quello spavento s’attribuivano la mala riuscita della figura di Lorenzetta, quella anomalia della faccia, il suo umore instabile e la sua indole caparbia. Tutt’insieme, la fanciulla era più compassionata che voluta bene.