Passarono dinanzi al mulino; e a Lorenzetta non venne neppure in mente di rincorrere, come soleva, le oche della mugnaia che stavano gravemente accovacciate al sole. Pensava ad altro. Dopo altri dieci minuti di strada la vecchia gridò:
— Ecco la Nina!
— La Nina con Lodovico! — aggiunse Lorenzetta.
Infatti di là dalla siepe, la Nina se ne stava sull’argine della Savena, appoggiata al tronco di un pioppo; e a due passi da lei un giovanotto, che molto animatamente le parlava, giudicando dai gesti, così a distanza. La nonna apparve contrariata da quella vista.
— O che fa, che non viene?
— Non ci avranno ancora vedute.
— Oè! Oè!
I due non si movevano. Allora Lorenzetta raccolse di terra un sasso e fieramente inarcando la figura sottile lo scagliò con forza. Il sasso andò a battere nel tronco pochi palmi sopra la testa di Nina, che fece un gesto di paura, guardò verso le due donne e disse: — Vengo! — Il giovane intanto era già scomparso, dalla parte opposta dell’argine.
La nonna accolse la giovane con faccia burbera e cominciava ad amministrarle una delle sue solite lavate di capo. Ma la Nina l’interruppe con voce dolce e calma:
— Stai buona, nonna. M’ha promesso che, prima di sera, verrà a casa a domandare di sposarmi. Se sarete contenti, bene; se no smetteremo di parlarci ed egli andrà lontano a raggiungere suo padre!