La Nina era una bella ragazza florida, bionda e di forme piene. Un vero contrasto al morale e al fisico con la sorella minore. Parlava e si moveva lenta. Non s’adirava mai, se non di quelle cose che potevano alterare la sua quiete; ed erano poche. Si sapeva bella, si vedeva corteggiata e rideva volentieri coi giovani del dintorno; ma era arrivata ai venti anni e nessuno l’aveva vista ancora innamorata. Adesso Lodovico le piaceva e le conveniva per marito.
Nel ritorno, mentre la Nina e la vecchia camminavano lentamente, Lorenzetta era corsa innanzi tanto che l’avevano perduta di vista. La fanciulla strappava qua e là i ramoscelli sporgenti dalla siepe; piangeva delle lagrime mute; ma reprimeva il singhiozzo che le saliva alla gola dal petto ansante.
— Dunque non c’era più dubbio. Lodovico amava la Nina e voleva sposarla.... Una bella infamia però dopo che la aveva innamorata a quel modo con tante carezze, con tante paroline e regalucci, guardandola con quegli occhi da traditore. E anche dei baci.... Sicuro! Anche dei baci.... Che cosa era stato altro se non un vero bacio quello che le aveva dato Lodovico, l’ultima notte di carnevale tornando dalla festa da ballo del mugnaio?... Eh già!... Le sorelline minori fanno spesso questo buon giuoco alle ragazze grandi da marito. Adesso capiva tutto! Quelle dimostrazioni non erano state fatte che di riflesso e come un mezzo per accostarsi meglio alla Nina e farle la sua corte con comodo e piacerle. Lei infine che cos’era? Sempre una bimba! Una bimba che si bacia anche così per chiasso e per calcolo, senza conseguenze.... Ma lei se n’era innamorata per davvero di Lodovico!... Per davvero.... per davvero!... — E il singhiozzo lungamente contenuto scoppiò in un pianto di stizza e di dolore.
Quando giunse al fiume, non si ricordò nemmeno della storia, che la vecchia le aveva raccontato mezz’ora prima. Guardò quello specchio lucido e mobile sotto il sole, e, senza pensare, vi lanciò un sasso. Lo vide fare il rimbalzello sul pelo dell’acqua, senza provarne alcun piacere, benchè fosse quello il suo giuoco favorito nel quale era orgogliosa di venir a prova coi più esperti birichini del paese.
Allora pensò al nonno che lì si era annegato quando sua madre era incinta di lei. E si guardò intorno.... Come quella scena le pareva mutata! Gli alberi tranquilli della riva e le case brune del paese aggruppate un poco più lontano, presso alla strada provinciale; e il campo verde del granturco che confina tra la casa e il greto del fiume; e la chiesa di Sant’Andrea, con la facciata e il campanile che dal punto più alto della strada domina la piccola vallata; tutte queste cose pareva che con una fisonomia insolita guardassero lei, proprio lei, Lorenzetta, e la interrogassero. — Perchè aveva pianto?... Che cosa aveva?... — Lorenzetta, corrugando disugualmente le nere sopracciglia, lanciò per risposta una esclamazione violenta, che avrebbe anche potuto essere una bestemmia; troppo grande per quella piccola persona!...
Dopo si sentì meno agitata. Raggiunta dalla Nina e dalla nonna, tornò con loro a casa e discorse di cose indifferenti, facendo delle carezze a Remo, il vecchio cane pastore che era venuto ad incontrare le donne.
In casa, la domanda di Lodovico per molte ragioni non poteva che riuscire accetta. Bel giovane, aveva anche lui corsa la cavallina; ma ormai toccava i trent’anni e accennava alla vita seria. Forte e abile lavoratore. Mortagli la madre, suo padre se n’era andato in Sardegna a lavorare nelle costruzioni ferroviarie ed egli ora viveva solo. Chi meglio di lui poteva attuare il disegno vagheggiato dal padre della Nina di farsi “il genero in casa„? Il vecchio avrebbe badato alle fornaci e ai mattoni e il giovane alla lavorazione dei vasi e degli ornati di terra cotta, che abbisognava d’essere rimodernata e spinta innanzi con più d’energia. Fu anche stabilito che il matrimonio si farebbe al più presto.
Quando a Lorenzetta diedero la nuova che Lodovico sarebbe venuto a stare in casa con la Nina, disse che era quello che proprio lei voleva; e battè le mani e si mise a saltare in segno d’allegrezza.
Lodovico cominciò ad andare in famiglia con la frequenza regolare dei fidanzati. In quelle buone serate di maggio la famiglia si riuniva sotto il portichetto basso, che serve come d’atrio alla vecchia casa tutta annerita dal fumo delle fornaci vicine. La Nina, sicura d’essere amata, faceva la calza cantarellando e rispondeva con dei monosillabi o con una risatina ogni volta che Lodovico le si faceva vicino vicino, parlandole all’orecchio. La nonna filava e teneva d’occhio i due amorosi, mentre la madre era spesso in giro per qualche faccenda. Il padre, sdraiato sopra una panca, fumava nella sua pipa e scambiava qualche discorso d’affari col futuro genero. Ma presto gli venivano i pisani, augurava la buona notte e andava di sopra.