Con Lorenzetta, Lodovico era sempre pieno di amorevolezza. La accarezzava dolcemente e le chiedeva di fare “la faccia cattiva....„ Qualche volta anche si metteva a fare il chiasso come un monello e a correre con lei fuori del portico, per il prato, sparso qua e là di pezzi di cornici, di mensole, di orci, di olle, di vasi da giardino d’ogni grandezza. Tutto questo materiale era disposto nel vasto prato a mucchi, a piramidi, a gruppi irregolari e in file tortuose formanti come un piccolo labirinto.
Ma l’umore di Lorenzetta diventava triste e bisbetico ogni giorno peggio. Delle sere si accoccolava sola in un angolo buio del portico e non voleva parlare con nessuno. Oppure per un nonnulla attaccava brighe, specialmente con la sorella, dicendo che tutti la trattavano male e scagliando a tutti delle impertinenze che finivano quasi sempre in un gran pianto. E così piangendo o brontolando andava difilato nella sua stanza, senza dare nemmeno la buona notte.
— Che cosa ha la bimba? — si domandavano con inquietudine la nonna e la madre. Ma la Nina rideva volontieri di quelle bizze e anche della nonna e di sua madre, che mostravano di darvi importanza.
Una sera, quando il padre era già andato a letto, Lorenzetta, che era rimasta chiusa e dispettosa più del solito, uscì di sotto il portico e giunta in fondo al prato si mise a chiamare:
— Lodovico! Lodovico!...
Ma il giovane, occupato allora a decidere un piccolo malinteso fra lui e la sua innamorata, non badò. Trascorse un’ora. Accortisi della assenza di Lorenzetta, cominciarono a cercarla in camera sua e per la casa. La chiamarono ad alta voce dintorno a casa. Nessuno rispondeva. Lodovico la cercava intanto aggirandosi per tutti quei nascondigli del prato; e per un pezzo inutilmente. Ma passando vicino ad una grande olla, senti qualcosa muoversi là dentro. Si protese sull’orlo e abbassato il viso su quella piccola voragine buia, gli parve di scorgere la fanciulla seduta nel fondo.
— Ma che fai tu qui dentro?... Come diavolo hai fatto ad entrare?
Da prima non sentì, per risposta, che un singhiozzo. Poi la voce di Lorenzetta:
— Perchè non sei venuto quando ti ho chiamato?... Adesso voglio stare qui!...
La voce aveva un accento fra accorato e stizzoso; e in quell’ampia cavità di terra cotta, si ingrossava e veniva su dal fondo con un rombo lugubre. Lodovico la pigliò colle buone: