— Vieni via, Lorenzetta, spicciati, che in casa t’aspettano e sono stati in pena!
E intanto affondò nel vuoto il braccio vigoroso e si sentì subito afferrare la mano dalle due di lei. Le manine della bimba bruciavano. Aiutandosi anche coll’altro braccio, si diede a tirar su quel corpicciuolo che gli pareva d’un peso insolito, come gravato di volontario abbandono. Nel momento in cui la testa di lei usciva dall’olla, i due visi si trovarono tanto vicini che gli aliti si confusero. Poi a un tratto Lodovico si sentì piovere sulla faccia delle lagrime scottanti; e tutte le membra di Lorenzetta sentì trasalire fra le sue braccia e tremare.... Nel tornare verso la casa essa non ruppe il silenzio che per dirgli a bassa voce:
— O credi tu che la Nina ti voglia proprio bene?...
Lodovico, per la prima volta, sospettò nell’animo della fanciulla qualche cosa di triste. Ma non ci pensò più che tanto.
Il giorno del matrimonio, c’era tanto affaccendamento in casa che nessuno badò alla sorella minore.
Quando gli sposi erano già tornati dalla chiesa e mancava poco al pranzo, la madre, vedendola ancora tutta scarduffata e smessa, le comandò d’andarsi a vestire e pettinare. Essa ubbidì di mala voglia e si vestì alla peggio.
Il pranzo fu allegro e chiassoso, non disturbato dalla solita tristezza della vicina partenza. La figliuola restava in casa; tutti erano contenti. Anche Lorenzetta si sentì avvolta da quel calore di allegria comune. Chiacchierò molto, rise molto e bevve d’un fiato parecchi bicchierini di vino santo. Verso la fine del pranzo, spinse la sua petulanza fino a montare coi piedi sulla seggiola e scherzare colla chierica del giovane cappellano che le stava vicino. Ma quando il maestro di scuola lesse il brindisi in versi; e con un bel giro madrigalesco accennò ad una seconda visita che il “nume Imeneo„ doveva fare a quella casa, e capì che si parlava di lei e vide che tutti si voltavano verso di lei applaudendo, la povera ragazza si rannuvolò subitamente e aggrottò le sopracciglia in modo anche più fosco del solito.
— Faccia cattiva! — gridò la Nina ridendo e gettandole da lontano un confetto.
Lorenzetta, in risposta, saettò alla sposa una occhiata in cui tutto si sarebbe potuto leggere, tranne la benevolenza fraterna....
S’alzarono di tavola che già era buio; e appena bevuto il caffè si cominciò a ballare. Gli altri invitati intanto arrivavano. I due sposi aprirono il ballo. Poi Lodovico andò a prendere la cognatina; ma appena fatti tre giri per la stanza, essa accennò che era stanca e andò a sedersi presso la scala che conduce alle stanze di sopra.