Un’ora più tardi Lorenzetta, non vista, aveva infilata la scala, era entrata senza lume nella sua stanza e, trovato a tastoni il letto, vi s’era stesa sopra, senza spogliarsi.

Il ballo s’era sempre più animato; ed ella, nel buio, sentiva tremare tutta la vecchia casa al pesante cadenzare di tutta quella massa danzante. Venivano a lei i suoni acuti della monferrina e della polka, insieme al vocìo della gente. Qualche volta le pareva di distinguere le risate sonore della Nina, oppure la voce di Lodovico; poi tutto un coro confuso di voci allegre acclamanti a qualche incidente del ballo.

La fanciulla teneva i pugni serrati contro la bocca e si sentiva martellare le tempia. Dentro la testa non una idea chiara nè un proposito formato; solo una punta di spasimo acuto, indicibile. Così penò per delle ore con gli occhi spalancati. E il ballo durava sempre; e i suoni e le risa e le voci seguitavano a giungerle agli orecchi; e il tremito continuato della vecchia casa le dava un senso di turbinìo e di vertigine universale.... Poi quell’acuto spasimo fisico cominciò ad allentarsi e a svanire; ma intanto, a prendere il suo posto, entrava in lei uno sconforto profondo, una disperazione assoluta di tutto.

— Addio, addio! — ripeteva sommessamente, con un gemere da bambina malata. — Addio! Io sono una fanciulla disgraziata e cattiva.... Come vuoi che io faccia a vivere con te? Come vuoi che io ti veda tutti i giorni.... che parli con te, che scherzi con te, che mi metta a mangiare con te? Tutti i giorni! Tutti i giorni!... Come vuoi che io faccia?... Addio! Addio!...

E quel suo gemere pareva, a tratti, che si spegnesse in un subito esaurimento della vita; ma poi ripigliava come prima; ed erano sempre quelle medesime parole di lamento e di tenerezza.


Nella casa silenziosa, l’orologio a cucù dalla cucina aveva già suonato le tre ore. Lorenzetta intanto aveva sentito morire i suoni, finire il ballo, accomiatarsi e allontanarsi la gente chiacchierando e cantando. Aveva sentito salire la scala e andare nelle proprie stanze la nonna, il padre, la madre, i due sposi. Sentì anche pronunziare il suo nome e poi la voce della madre:

— Lorenzetta è andata a dormire da un pezzo!

Quando non intese più il minimo indizio di gente sveglia, s’alzò e scese chetamente la scala. Passando vicino all’uscio degli sposi, aveva accostato l’orecchio e aveva sentito che non dormivano ancora....

Tirò pian piano il catenaccio della porta e uscì. Un vecchio fornaciaio era già in piedi e stava ammucchiando delle fascine presso alla bocca d’una delle due fornaci. Lorenzetta lo evitò girando dietro la casa; e s’incamminò lungo la Savena.