Ferma in mezzo al salotto, Luisa guardò il padrone in atto d’aspettare un comando.

— Non ho bisogno di nulla, — questi le disse ridendo. — T’ho fatto chiamare perchè questi signori desideravano di vederti.

La giovane era abituata a quello scherzo; forse se lo aspettava e non ne parve punto turbata. Continuò a rimaner ferma, mostrando col sorriso i denti bianchissimi, e girando uno sguardo pacato sovra i tre forestieri.

I tre giovanotti avevano le facce alquanto accese e fissavano lei....

— Sai — proseguì il padrone — che questi signori ti chiamano Galatea?

— O che vuol dire?...

— Vuol dire — saltò su l’addetto d’ambasciata — che è inutile venire da lontano apposta per vederti; vuol dire che scappi sempre via e, quel che è peggio,... senza gittare la mela.

L’addetto era superbo d’avere così completata la sua citazione virgiliana. Gli amici diedero in un lungo scoppio di risa. La ragazza si sentì punzecchiata.

— Ma che mela mi va mai melando lei!... Se vuol fare con me a’ proverbi, la metto subito in un sacco. Sa lei quello che dice l’acqua? “Se non corro sempre, mi ammalo.„

— Brava! — esclamarono in coro. E avrebbero ben voluto che il dialogo continuasse; ma la Luisa, come per dar ragione al suo denominatore, con una brusca voltata di spalle era già uscita dal salotto, rapida come v’era entrata....