E così, contenendosi in quella maniera, la Luisa era riuscita a farsi nella casa una condizione di vita, che poteva dirsi invidiabile. Tutti le volevano bene e la rispettavano; anche perchè, in origine, il primo pizzicotto datole a un braccio da uno stalliere era stato seguito subito da uno schiaffo formidabile....

Parlava e rideva con tutti; ma senza indugiarsi mai con alcuno dieci minuti di seguito. Volevano trattenerla con pettegolezzi di cucina e di scuderia o con propositi galanti? Senza dire neanche — scusate! — tirava diritto canterellando; e di lì a qualche minuto la sua voce argentina veniva giù da una stanza del secondo piano, o si udiva in lontananza dall’orto o dal lavatoio.

Come aveva imparato così bene a fuggir via colei?... Galatea!

S’alzava coll’alba, e tutto il giorno era infaticabile alle faccende di casa. La notte si coricava l’ultima e voleva che prima tutto fosse a posto. In mezzo a tutti quegli uomini, essa, unica donna, era la buona provvidenza, con l’ago e le cesoie per attributi; e a tutti rendeva servigi, non permettendo nemmeno che la ringraziassero. Avevano finito col temerla e obbedirla tutti senza accorgersene. Quella torma d’uomini e di bestie aveva trovato una padrona.

E Luisa era felice?... Aveva venti anni!... Qualche volta in mezzo alle sue faccende, anche lei, poveretta, si vedeva passare dinanzi agli occhi un sogno di giovinezza; e mentre la visione passava, si sentiva come lambire la fronte da una carezza leggera; e un soffio di vita calda e inquieta si sentiva scorrere per le floride membra. La sua gagliarda giovinezza espandeva in quell’ambiente tranquillo e uniforme le sue forze lussureggianti, come una pianta di limone che è messa a crescere in un vaso troppo piccolo, spinge le radici contro le pareti e pericola di spezzarle....

Ma in quei momenti Luisa raddoppiava il da fare e tagliava anche più di corto con la gente e fuggiva più lesta e cantava più forte.

Della sua infanzia passata in riva al mare, aveva conservate certe canzonette malinconiche e la passione del bagno. Nei pomeriggi estivi, quasi ogni giorno, essa prendeva dalla guardaroba un lenzuolo bianchissimo, acconciandoselo al capo e traendoselo dietro come un manto da regina; e andava al lavatoio posto a settentrione dietro la casa, dietro gli alberi del giardino, e nascosto metà da questi, metà da una fila di vecchi giunchi piantati in riva all’acqua. Là si spogliava e si bagnava un’ora, come una ninfa antica, sicura e tranquilla del fatto suo. Intanto tutti gli uomini erano alle loro faccende; ma, dato ancora che qualcuno si trovasse per combinazione intorno a casa, a nessuno poteva venir l’idea indiscreta d’approssimarsi. Almeno questo era il convincimento di Luisa.

Una volta però, mentre faceva le viste di nuotare in quel brevissimo tratto d’acqua correndo col pensiero alla spiaggia dell’Adriatico, sentì nel prato vicino il galoppo di un cavallo che approssimava. Alzò un poco la testa e guardò fra i giunchi. Era Gyms, il capo trainer, che veniva innanzi diritto, proprio verso il lavatoio, galoppando con l’aria distratta. Si avvicinò tanto, che già Luisa vedeva la sua testa sormontare le cime dei giunchi. Allora mandò un grido. L’inglese le rispose con un — oh! — che avrebbe potuto voler dire tante cose. Sferzò il cavallo a sinistra e si allontanò.

L’aveva egli veduta?...