Allora il custode, volto specialmente al pittore, si mise a fare davvero il cicerone. — Il titolo della chiesa era venuto appunto dal fatto che Luciano doveva rappresentare. Paolo V, il cardinale Scipione Borghese, Domenichino, Carlo Maratta.... e altri nomi pronunciò il frate, parlando con voce velata. Da ultimo, con un gesto più largo, accennò alla cappella di sinistra presso l’altare maggiore: — Santa Teresa di Dio, capolavoro in marmo di Carrara del cavaliere Bernini!

Ci voltammo a guardare il gruppo, che conoscevamo solo per qualche brutta stampa. Cogliemmo a volo, in quella gran massa marmorea, il volto resupino della Santa, la posa del corpo abbandonato entro il ricco volume delle pieghe bizzarre, e un piede nudo sporgente dalla tonaca. Guardammo anche l’Angelo che le vibra il dardo dell’amore divino, con un volto e un riso che a Luciano (mi disse) ricordavano certe ninfe del Correggio....

Poco dopo un bel raggio di sole vespertino, quasi purpureo, venne dall’alto sulla scultura, tagliandola per obliquo in due parti; e richiamò sovr’essa i nostri sguardi. Il sole illuminava il marmo fino al soggòlo della Santa; e pel riflesso il volto di lei sembrò vivo e tutto il gruppo subitamente animato. Il frate guardava noi e il marmo, visibilmente compiacendosi per la nostra rinnovata attenzione.


La sera, desinando noi insieme a una taverna fuori di porta Pia, Luciano mi parlò sempre del suo affresco e di qualche studio che aveva già fatto. — Ma tante cose gli abbisognavano!... Non sarebbe stato necessario un viaggio a Praga per rivelare l’aspetto della città, che doveva sorgere nel fondo? E le armi del tempo? E i costumi? E tutta quella accozzaglia di soldati, di chierici, di popolo, con una prevalenza naturale del tipo czeco?...

Io ridevo di quei suoi scrupoli d’artista.

Finito di mangiare, Luciano ebbe uno de’ suoi lunghi silenzi, tenendo una mano affondata nella massa nera dei capelli e con l’altra sbriciolando per la tovaglia i pezzi di pane rimasti. A un tratto con un ghigno amaro mi disse: — Quel Bernini, ti accerto, mi secca!... Hai sentito il sagrestano? Ogni giorno vanno molti visitatori ad ammirare il cavalier Bernini!... Bel gusto deve essere il mio!... Ma io mi chiuderò bene dentro il mio ponte....

E gettò via una galla di mollica, come irritato. Io invece volevo che fosse di buon umore.

— Tu farai un grande affresco; tu supererai ogni altro tuo lavoro. E un giorno la gente andrà a Santa Maria della Vittoria per vedere il tuo affresco....

Luciano mi piantò in faccia due occhi scintillanti e capii che avevo colto nel segno. L’idea di intraprendere una gara vittoriosa forse gli era balenata prima; ma adesso, udendola suonare nelle mie parole, gli gonfiava il petto di una gioia superba.