E con uno scatto nervoso si rimise a sedere sul letto.
— Sentimi, amico; ho acquistata ormai la certezza che il mio male è molto, molto più serio di quel che vogliano farmi credere.... Lasciami dire, che so quello che dico! Ma prima che accada di me quello che Dio vorrà, io ti voglio raccontare tutto.... Perchè ho io questo bisogno? E perchè raccontare proprio a te e non a un altro?... Non lo so. Forse perchè fu con te che io ebbi occasione di parlare di Lei la prima volta in vita mia.... Senti dunque. Una mattina stavo lavorando sul ponte, solo, come sempre, in mezzo a una quiete perfetta, la chiesa non essendo ancora aperta al pubblico.
— Ero sempre ai preparativi del dipinto, alle misure, ai cartoni, agli spolveri. Ma il disegnino della mia composizione era lì dinanzi a me, terminato; e ne ero contento; e guardandolo vedevo già l’opera mia compiuta. Poi levavo gli occhi alla gran curva dell’abside.... e quella parete vasta e grigia, tracciata qua e là da qualche segno di carbone, ora mi ispirava un vivo entusiasmo di lavoro, ora mi buttava giù, mi deprimeva la volontà, mi faceva provare qualche cosa di simile al senso pauroso del vuoto, quando guardiamo da una grande altezza.... Più volte ho cercato di ricordarmi bene tutte le altre più minute circostanze; ma non ci riesco. Questo ricordo bene che quel giorno, lassù, in mezzo a quel silenzio perfetto, la vasta sonorità del catino dell’ancòna si empì improvvisamente d’alcune parole uscite dalla mia bocca: Aut pati, aut mori.... E subito dopo mi meravigliai di averle pronunziate.... O di dove m’erano venute quelle parole latine?... Poco dopo aver formulata dentro la mia testa la domanda, mi ricordai di averle viste, qualche anno fa, scritte a grandi caratteri neri, sulla fronte di una chiesa barocca a Napoli e precisamente mentre attraversavo una piazzetta in carrozzella, accompagnando Matilde Serao e la Duse.... La evocazione del mio ricordo fu così nitida e piena, che mi parve anche di sentire distinto e dolce il suono della voce della grande attrice che, avendo letto con me, disse a noi due: è la divisa di Santa Teresa di Dio....
— Allora mi venne in mente di scostare un poco la tela con la quale mi chiudevo sul ponte; e guardai curiosamente giù in basso, verso la cappella a sinistra dell’altare maggiore.... Quello che vidi, alla prima, mi parve un fatto molto comune e senza significato. Il sagrestano frate, quello che aveva introdotti nella chiesa me e te la prima volta, era salito sull’altare e si moveva intorno al gruppo del Bernini.... Lo vedevo magro e piccolo nella sua tonaca nerastra, con un fazzoletto turchino girato intorno al collo, e tutto affaccendato a pulire la raggiera, l’Angelo e specialmente il corpo marmoreo di Santa Teresa. A poco a poco la mia attenzione si accrebbe; dimenticai l’affresco e mi posi a osservare minutamente ogni suo atto. Da prima adoperava un canavaccio ruvido e un piumaccio a manico lungo fatto con un fascio di penne, poi sottentrava con una pelle di camoscio a strofinare, insistendo con una accuratezza minuziosa e lenta.... Andava col suo lavoro da destra a sinistra, dal basso all’alto, mostrando la pratica dell’uomo avvezzo; e quando gli abbisognava di salire, metteva franco i piedi nelle parti sporgenti delle due figure, come su dei gradini noti, abbrancandosi qua e là e avendo ogni tanto dei movimenti vibrati e agili come di scimmia.... Nei momenti che stava fermo, mi diede anche l’immagine d’un grande pipistrello nereggiante sulla candidezza lucida del marmo.... Qualche volta poi lo vedevo affondare le mani in uno dei molti sottosquadri di quell’ampia tonaca di suora, e frugarvi dentro, quasi indugiando a cercare sotto gli indumenti le forme vere del corpo.... Da tutto quel lavoro non si levava polvere. Anche questo notai: e ne indussi che quella pulitura doveva essere molto frequente; forse quotidiana....
— Ma perchè stetti io tanto tempo guardando?... Te lo dico subito. Perchè tutto quello strofinare e lisciare e toccare del sagrestano e quel suo agile salire e scendere su quel corpo di bella donna svenuta, a poco a poco trasferirono in me un sentimento strano. Da prima avrei voluto semplicemente che smettesse presto. Ma poi che egli andava ancora in lungo, la mia insofferenza crebbe sino alla irritazione; e seguitando egli ancora, si mutò in rabbia vera e in tormento.... Dei momenti mi ritraevo a girare sbalordito per il ponte, sperando di non vederlo più; poi mi riaffacciavo; e quel torzone maledetto era sempre là affaccendato e instancabile.... Adesso aveva preso un fare più blando, quasi carezzevole. Passava delicatamente sul marmo con la sua pelle di camoscio, dando qua e là dei tocchi leggeri, simili a quelle ultime passate di rasoio che dà il barbiere ad una faccia, quando sta per finire di raderla....
— Finalmente vidi l’uomo scendere dall’altare. Prima si sedette su la predella ad arrotolare con cura la pelle di camoscio; poi s’alzò, si buttò il canavaccio su le spalle e col piumaccio in mano uscì lentamente dalla cappella. Quando si inginocchiò dinanzi all’altar maggiore togliendosi la callottola, gli vidi la faccia accesa e la testa calva lucente di sudore....
Che sforzo fu il mio a lasciar passare qualche minuto! Quando potei calcolare che il sagrestano era uscito dalla chiesa, calai rapidamente giù per la scala di legno, andai difilato alla cappella, presi in un canto lo sgabello che aveva servito a lui e mi trovai anch’io sull’altare in faccia a Santa Teresa.... Adesso, non ridere, sai!...
III.
Luciano tacque un poco, guardandosi fissamente le mani incrociate sotto il mento; le sue mani bellissime, che l’ozio e il male avevano rese più scarne e più bianche. Continuò:
— E nemmeno devi aspettarti che io ti faccia capire quello che accadde in me nel tempo che restai là sopra quell’altare. Anche se potessi farlo, assolutamente non vorrei.... Collocatomi lassù, fra l’Angelo che vibra il dardo e la Santa, io potei, per la prima volta, vederla intera.... Perchè devi persuaderti che coloro che la vedono solo dal pavimento della chiesa non potranno formarsi mai una idea vera di quella figura maravigliosa!... Finalmente anch’io potei abbracciarla tutta d’uno sguardo, come uscì dalle mani dell’artefice squisito, dello scultore ardente di estro e di passione.... E vista così, nel consenso armonioso di tutte le sue parti, quella figura acquistò subito per me un significato nuovo, come una eloquenza fulminea che mi andò all’anima, la occupò, la turbò, la sconvolse, caro mio, in una maniera.... Figurati solo questo: la leggera inclinazione della testa sulla spalla destra e quel braccio pendente e quel piede paffutello uscente dalla tonaca, che sono le parti viste e gustate da tutti, esprimono un abbandono e un languore di felicità che può avere, che anzi ha realmente alcun che di sensuale. Ma l’altra metà del volto e dell’atteggiamento, quella nascosta agli occhi di tutti, non solo completano la figura ma la trasformano in un senso di indicibile spiritualità.... Questo riesce molto difficile da spiegare.... Eppure è la verità!... Immagina una larga melodia che, svolgendosi, neutralizzi nell’anima di chi l’ascolta tutto quello che possa esservi di meno eletto e di meno delicato nel primo suo spunto; e la risolva una espressione nobilissima di rapimento ideale.... La mano specialmente! Se tu la vedessi quella mano celata, così leggermente contratta, con le belle dita affusolate e lunghe, quasi tremule e cercanti nel vuoto.... Ma no! Ecco che anche tu sorridi con malizia e caschi nel pregiudizio volgare!... Nel pregiudizio dei sagrestani e dei ciceroni, nel pregiudizio degli artisti sciocchi, degli inglesi sciocchi e di tutta quella canaglia che va a Santa Maria della Vittoria per vedere la grande isterica!... Io odio, vedi, tutti costoro e non sempre ho potuto nasconderlo. Ma odio sopratutto quell’infame frate sagrestano che conduce i visitatori; e che certamente si diverte — rospo! — e male dissimula un risolino, quando sente certi discorsi.... O povera, povera Santa di Dio!...