— Io?...

E il volto del signor Carlo dovette certo pigliare una espressione poco allegra, perchè la signora Marianna rimase per un poco sconcertata. Ma continuò:

— Sì, voi; ma non mi spaventate!... Anzitutto, come avvocato e amico della famiglia, voi siete la persona che ci abbisogna per comporre certe differenze d’interesse tra noi e il nostro carissimo genero, il quale — sia detto fra noi due e in tutta confidenza — deve avere degli impicci e non pochi.... Ma pazienza! Egli aveva la nobiltà, noi i quattrini; e ci piacque che nostra figlia fosse contessa.... L’abbiamo pagata un po’ cara; e ora a pentirsi non c’è più costrutto!... In secondo luogo....

Qui la voce della signora Marianna si abbassò di tono, e continuò, facendosi più vicina al suo interlocutore:

— In secondo luogo, voi non ignorate certo che si è notata la vostra assiduità in questa casa e che s’è malignato e si maligna sulla stima.... sull’amicizia, e sulla simpatia che la Giulia vi ha sempre dimostrato.... Infamie! Figuratevi se non ne sono convinta io, che v’ho sempre accolto in casa come un amico, starei quasi per dire come un figlio! Ma come si fa a tener la lingua ai maldicenti?... Qualche voce so che è arrivata anche all’orecchio del marito di Giulia, con quale effetto lo ignoro. Ma figuratevi! È capacissimo, ora che gli torna, di fare l’indifferente; ma dopo, chi m’assicura che non tirerà fuori queste vecchie storie per tormentare ancora quella disgraziata?... Non ho bisogno d’imparare a conoscerlo il mio caro genero!... Adunque — per tagliar corto e per sempre ad ogni malignità — il mezzo migliore è che voi, voi stesso, vi intromettiate con affetto d’amico vero e disinteressato a questa riconciliazione.... Fatelo, fatelo, Carlo! Oltre che compirete una buona azione e proprio degna d’un uomo come voi, vi assicurerete la eterna gratitudine di noi tutti.... e seguiterete ad essere di casa nostra, come il più buono dei nostri amici....

La donna apatica aveva vuotato il sacco. Si chetò e rimase con l’aria stanca ad attendere risposta al suo lungo discorso. Il signor Carlo, mentre ella parlava, s’era sentito come a rompere dentro qualche cosa, che gli dava un dolore indicibile. Cercò in fretta nelle sue idee, ma erano troppo sconvolte. Che rispondere?... Di primo moto volle ricusare; ma gli balenò la tema d’essere come tagliato fuori del tutto, di non poter più vedere Giulia e parlarle e avere una presa qualunque sulla sua deliberazione. Un senso acuto di egoismo, una speranza vaga, un bisogno irresistibile di continuare ad essere in qualche guisa unito a quella donna, si accumularono sulla sua volontà e lo forzarono a consentire.

La signora Marianna lo ringraziò e disse che non s’aspettava di meno da lui.

Nell’uscire, sulla loggia d’ingresso il signor Carlo vide il padre di Giulia disteso sopra una lunga sedia di vimini all’indiana. Leggeva un romanzo di Paolo di Kock. Il vecchio posò il volume, gli andò incontro, e gli porse tutte due le mani:

— Marianna le avrà già parlato.... Mi raccomando a lei! Siamo nelle sue braccia!... Noi due poveri vecchi non abbiamo altro a cuore che la felicità di questa figliuola.... Ci raccomandiamo a lei!

E negli occhi del vecchio, dietro gli occhiali, brillavano due lagrimette. Il signor Carlo gli strinse le mani balbettando qualche parola di promessa, ed uscì. Il vecchio mise un sospiro di sollievo e ripigliò la lettura del suo romanzo.