Corse palpitando con gli occhi alla sopraccarta.
Non era il carattere di Giulia, ma quello di sua madre.
“Venite — scriveva — appena avrete letto. Io e Giulia abbiamo bisogno di voi.„
Il signor Carlo discese in fretta le scale. Si fece condurre in fiacre fino al principio della collina, poi si mise a salire la strada erta per la quale era disceso la notte innanzi in preda a tanta agitazione. Ora invece aveva il viso animato, sereno, quasi baldanzoso, perchè un senso di confidenza, non precisata da alcuna idea ma viva e confortante, gli riempiva l’animo e pareva che gli dilatasse i polmoni nella ripida salita. La giornata era bellissima; gli uccelli cantavano allegramente sugli alberi e tutta la distesa dei colli pareva inondata di una tranquilla letizia nella luce e nel calore di quel meriggio autunnale.
II.
La signora Marianna lo aspettava nel salotto, sola, seduta sul divano. Il signor Carlo le si sedette accanto, nel posto stesso ove era stata Giulia conversando con lui poche ore prima.
Il discorso della vecchia entrò subito in materia: — Il Conte parla di riunirsi con mia figlia, e questa volta sembra che dica per davvero. Io lo spero, e, come potete ben credere, lo desidero ardentemente. Giulia è un po’ inquieta e diffida di quella testa balzana. Non posso darle torto, dopo tutto quello che le ha fatto passare; ma in fondo anch’ella desidera di riunirsi.... Il papà e la mamma non sono eterni. Che posizione è la sua nel mondo? Quale diverrebbe domani se noi le dovessimo mancare?... Malgrado che da quattro anni ella viva qui sempre con noi, come una bambina, non sono mancate e non mancano le male lingue....
Il signor Carlo interruppe con voce velata:
— Dov’è Giulia?
— Oh, figuratevi! Questa mattina, alla levata del sole, le ragazze Belloni sono venute a gittare dei sassi contro la sua finestra. Non c’è stato verso! Ha dovuto alzarsi e affacciarsi. E allora: “Venga! Venga, signora Giulia! C’è una bellissima comitiva, il marchesino Ludolfi, la signora Rhester, il tale, la tale. Si farà colazione sull’erba, andremo a vedere le Grotte. Abbiamo fatto sellare un bel somarello anche per lei. Venga! Venga!„ — Insomma la Giulia ha dovuto arrendersi; ma non ha voluto saperne di montare un somarello. S’è vestita l’amazzone, ha fatto sellare la baia stanca e io l’ho vista dopo dieci minuti passare sotto la mia finestra, che andava come il vento, innanzi a tutta la carovana. Poi che fanno colazione lassù, io non li aspetto di ritorno se non verso le tre.... Ma ciò adesso poco importa.... Vi dicevo adunque, caro Carlo, che le male lingue non mancano.... E ora, ecco il piacere ch’io vi domando, in nome della vecchia amicizia che avete per noi.... e per Giulia.... Voi dovete mettervi in mezzo per questa riconciliazione.