Da tutte le parti del Giardino correva intanto la gente al passaggio dello spettacolo inaspettato; e anche il signor Carlo, quasi senza avvedersene, si trovò dietro una siepe di curiosi. Giulia passò innanzi senza accorgersi di lui. Ma più oltre, dove il viale grande si biforca, il Conte con gli ufficiali stava fermo sul principio del piazzale attendendo anch’esso il passaggio; e quando sua moglie non era ancora giunta di fronte a lui, si cavò vistosamente il cappello. Giulia rispose al saluto sorridendo e chinando il capo fin dietro la testa del cavallo, forse per nascondere un vivo rossore che si sentiva salire improvvisamente alla faccia.... Il signor Carlo notò quel saluto, quel sorriso, quel rossore.... Alla pallidezza del suo volto e al tetro lampo degli occhi, un curioso avrebbe potuto crederlo il marito, che studiava, non visto, l’incontro di sua moglie con un giovane che gli era causa di sospetti....

IV.

E il male era che il signor Carlo, dentro l’animo, si sentiva infatti d’esser egli il marito di Giulia.

Non glie l’aveva essa detto tante volte? Non glie l’aveva anche scritto? “Lo sa Dio, che mi vede il cuore, se avrei voluto essere una moglie incolpabile e non amare che l’uomo che m’avevano destinato!... Se il voto sincero della mia anima non potè avere adempimento, la colpa non fu mia; ed io ora, come posso, lo adempio. Ora sei tu, sei tu solo il mio marito unico e vero; e sento che sarò fedele a te per tutta la mia vita; e sento di esserti unita con un nodo non meno sacro, non meno indissolubile ed eterno solo perchè gli uomini e le loro leggi non lo possono o non lo vogliono riconoscere....„ Queste parole erano incise una dopo l’altra nella mente del signor Carlo; ed egli aveva creduto in esse come nella verità immutabile; e dal canto suo aveva posto fuori d’ogni dubbio che la sua vita fosse legata per sempre alla vita di Giulia.

Quello che la donna aveva detto e scritto in certi momenti d’abbandono sentimentale, egli lo aveva accolto e convertito, per sè, in legge assoluta. Un marito, appassionato e geloso, non avrebbe potuto pensare e soffrire diversamente da come pensava e soffriva il signor Carlo....


A casa, verso sera, finalmente gli fu portato un biglietto di Giulia. — Lo ringraziava dal profondo del cuore d’averle risparmiate spiegazioni inutili e che sarebbero state uno strazio per ambedue. In un modo o nell’altro, quella vita avrebbe pur dovuto avere un termine.... Meglio adunque rassegnarsi e piegare il capo al destino! Lo chiamava “eroico amico„ per la parte che s’era assunto presso il marito. Si sarebbe sempre ricordata di lui e del tempo felice.... Avrebbe egli avuto in eterno un posto nel cuore di lei, come il più caro, il più degno degli amici suoi. — Il signor Carlo lesse più volte il biglietto prima di metterlo nel portafogli.

La sera andò, come di consueto, alla villa. Giulia durante la serata non uscì quasi mai da un gruppo d’amiche e d’amici, volgendo però di tanto in tanto la parola al signor Carlo con un fare cortesissimo. Volle anche regalarlo di qualche occhiata fra la passione e la compassione; ma andavano come a spuntarsi negli sguardi duri, freddi e raccolti di lui.

Il quale fu con tutti d’un contegno esemplare e, tranne l’aria un po’ abbattuta e taciturna, il solito uomo delle altre sere. Solo a un dato momento, quando credette di non essere osservato, prese da una piccola scansìa un album di Giulia chiuso fra i due fermagli d’oro. La chiavettina pendeva dal lucchetto; aprì e, fingendo di leggere, ne strappò pian piano una pagina ov’erano de’ suoi versi; non gli unici che aveva pensati, ma gli unici scritti per lei ne’ primi tempi dell’amore. Giulia sola notò quell’atto e lasciò fare. I versi dicevano:

Il Sogno dilettoso, il Sogno bello,