Discese solo nella notte la strada della collina. Arrivato vicino ad una grande croce di macigno eretta sulla strada, a un terzo della salita, sedette sul largo zoccolo e stette lì un pezzo immobile.... Che fulmineo rivolgimento di cose fuori e dentro di lui, nello spazio di ventiquattr’ore!... Avrebbe voluto essere cento metri sepolto sotto terra e non vedere e non udire e non intendere più nulla. Ma quella voglia d’annientamento era subito vinta, da un desiderio indomito di vivere, di sapere, di vedere, di lottare fino all’estremo contro tutta quella dolorosa realtà. E gli pareva troppo mostruoso che la dovesse finire a quel modo.... No, non doveva!...

Voltò gli occhi verso la villa Luigiani e li fissò in un quadrato luminoso che appariva lassù nel buio circostante. Era la finestra della stanza di Giulia; ed egli pensò che la giovane donna stava spogliandosi.... Si trovò in piedi come di scatto e rifece il pezzo di strada fino sotto alla finestra di Giulia.

Altre volte aveva scherzato con lei intorno a un vecchio albero che sorgeva di rimpetto, dicendole che pareva messo lì apposta per favorire la curiosità notturna d’un adoratore indiscreto. Svelto come un monello di quindici anni, il signor Carlo s’arrampicò sull’albero e vide per la finestra spalancata la Giulia che si svestiva. Poi subito sentì la sconvenienza di quella sua posizione; e scese dall’albero a precipizio....

Giulia, tratta dal rumore, s’accostò alla finestra e posò un momento le braccia nude sul davanzale, guardando a basso. Ma niente potè distinguere in quella oscurità; e chiuse lentamente le imposte.

V.

Il giorno dopo il signor Carlo andò all’Hôtel Brun a vedere il Conte. Trovò un giovane di maniere cortesi, gioviale, facilone, all’apparenza sincerissimo. Sulla partita interesse, non ci volle gran tempo a intendersi, perchè la famiglia della moglie era larga nel concedere. Dal canto suo egli, dichiarandosi stanco di quella vita irregolare e desideroso di riunirsi a sua moglie, lasciò anche abbastanza travedere ne’ suoi discorsi che quelli dell’interesse, se erano forse i più forti, non erano però i soli argomenti che lo tiravano a riconciliarsi con la “sua cara Giulia„. Nell’abbandono del dialogo, il giovinotto disse al signor Carlo:

— Io riconosco di aver dei torti gravi verso mia moglie. E tanto più sono franco a confessarli e a dolermene, quanto maggiore è in me la sicurezza che Giulia mi ama e non ha mai cessato d’amarmi. Io ne ho la prova....

— Ah?!...

— Sì, ne ho la prova. Con avvocati e medici non si debbono aver segreti. Guardi....

E trasse fuori dalla tasca interna dell’abito una busta grande di carta, che porse sorridendo al signor Carlo. Conteneva parecchie lettere di Giulia inviate al marito durante i cinque anni della separazione, a intervallo di qualche mese ognuna.