— Ora che t’ho dato una buona nuova, — conchiuse la Florenzi, — e che t’ho fatto ridere di gusto, ecco che me ne vado!

E risalì leggera in carrozza. Rifacendo la strada essa aguzzava la mente per veder pure di convincersi se, ascoltando l’annunzio del ritorno dell’Arnaldi, l’amica sua non avesse proprio tradito alcun turbamento. Le pareva e non le pareva. Ma già, quella Giulia!... Tanto strana, tanto impenetrabile!


Giulia stette a veder partire l’amica, poi rimase un poco dinanzi alla villa, abbassando lentamente la testa, mentre con la punta d’una delle sue scarpine pareva che volesse trivellare il terreno umidiccio del viale ricoperto di una ghiaia lucida e minuta.

I capelli biondi, troppo biondi alla viva luce, le cadevano a larghe treccie, parte sulle spalle e parte sul viso. Nella sua vestaglia bianca e celeste di taglio elegantissima e ricca di pizzi, la sua alta figura si contornava ancora magnificamente. Si capiva che era stata una gran bella donna.... Ma aveva quarant’anni e ne dimostrava almeno quarantacinque.

Quando fu in casa scrisse con mano nervosa una lettera e la consegnò al servo da portare subito in città. Poi abbassò ella stessa lo sthor alle due finestre del suo salotto; s’aggomitolò più che non si sdraiasse sovra un piccolo divano e chiuse gli occhi.

Nel salotto era quasi buio completo e in tutta la villa un perfetto silenzio di siesta estiva.

La mente di Giulia spaziava nei ricordi. — Allorchè conobbe l’Arnaldi essa aveva trentatre anni; era nella sua più splendida eflorescenza di donna. Quanti avevano detto d’amarla e quanti anche glie l’avevano provato! Un principe di casa regnante non aveva dubitato di compromettersi, restando parecchi mesi attaccato a lei e obliando nel lungo indugio le sue alte convenienze di principe e i suoi obblighi di marito.... L’Arnaldi invece, quando la conobbe, era ancora un giovinetto uscito di poco dalle università col suo diploma d’ingegnere meccanico, solo decantato da qualche amico per il suo ingegno audace e promettentissimo. Le era piaciuto e l’aveva voluto. Ma aveva dato tanto poco d’ardore e d’esclusività a quel suo amoretto, che essa sulle prime non s’era nemmeno creduta in obbligo di romperla interamente con una sua avventura più vecchia e non ancora del tutto venutale a noia.

Egli invece no. Aveva messo nell’amarla tutto l’abbandono del suo cuore quasi vergine; e ogni giorno, serrandola fra le sue braccia pazzo di passione e di gelosia, la obbligava a pronunciare i più terribili giuramenti: che amava lui solo, che nessuno aveva mai amato a quel modo, che lo amerebbe in eterno!...

E la donna lo compiaceva del quotidiano spergiuro; però spergiurando, si sentiva sempre più attratta in quel circolo di vita giovanile e di passione sincera. Finchè un bel giorno spezzò d’un colpo il legame vecchio e fu lieta di poter finalmente, e senza rimorso, articolare sulle labbra dell’adorato ragazzo le parole del giuramento.... Ma, ahimè! proprio in quel tempo pervennero in mano al giovane le prove certe dell’inganno passato....