Che terribili giornate tennero dietro a quel breve intervallo di felicità perfetta! Il giovane si sentiva il cuore infranto. — Perchè lo aveva amato? Perchè lo aveva ingannato?... E adesso, com’era possibile che egli avesse più fede in lei?...

Seguivano parole dure, rimbrotti umilianti, invettive.

La vita fra i due divenne, a breve andare, intollerabile; e fu una fortuna che l’Arnaldi, vincendo le lagrime e gli scongiuri di lei, si decidesse ad allontanarsi. Andò in Inghilterra a completare i suoi studi nella visita e nella dimora di quelle grandi officine....

E donna Giulia, proseguendo nei ricordi, vedeva un altro periodo della sua vita. Una vita deplorabile e piena di contradizioni. L’anima sua era sempre con lui, lo seguiva da per tutto, lo invocava ogni giorno; ma qui nell’uggia di una solitudine, che pareva e forse era un abbandono, essa sentiva il bisogno di vivere, di consolarsi e distrarsi. L’istinto caduco della donna mondana, bella per giunta e ricca e corteggiata da molti, la vinceva sopra ogni altro sentimento. Ed essa si lasciava andare giù, giù, giù.... Talvolta all’Arnaldi, nel fondo di una miniera della Cornovaglia o in mezzo ai frastuoni di un opifizio di Lancaster, arrivava una lettera di dieci pagine, scritta per dritto e per traverso, in cui la donna appassionata versava tutta la tenerezza dei ricordi e la foga dei desiderii. Ma mentre egli la leggeva, non senza un avanzo di emozione vera, molto probabilmente donna Giulia attutiva ricordi e desiderii, distraendosi.... Perchè era di quelle infelici che sono costrette ad amare ma non hanno la virtù di soffrire! E alle cadute frequenti si alternavano i rimorsi vani.

Intanto passavano gli anni, non risparmiando la scultoria bellezza della donna, anzi attaccandola con frettolosa crudeltà. Le brezze del tramonto furono micidiali a quel fiore superbo. Donna Giulia andava pensando che, in quella triste discesa della vita, la distanza fra lei e l’Arnaldi s’aumentava oltre la differenza, già per sè non piccola, degli anni; e accennava a diventare enorme! Un giorno, mentre si guardava allo specchio, pensò a un tratto: — S’egli tornasse?...

E il triste sorriso che ella si vide sulle labbra molto rosse, aumentò la costernazione del suo cuore.


Ed ecco che egli era tornato per l’appunto. Ricco, bello, forte, ammirato!... L’Arnaldi in quel momento toccava il culmine trionfale della vita; quello che essa aveva oltrepassato da parecchi anni e che le pareva già tanto, tanto lontano! E donna Giulia pensava irritata:

— Gli uomini ci vincono sempre, in tutto. Quand’è ch’essi diventano vecchi? Tocca a noi, quando siamo ben discese, di vederceli comparire dinanzi meglio di prima. Dove sono stati? Che cosa hanno fatto? Il tempo che noi abbiamo perduto ad invecchiare essi l’hanno speso ad entrare in una seconda, in una migliore giovinezza.... Quale ingiustizia!

E la donna era tutta invasa da un avvilimento profondo, al quale tentava invano di opporre le riprese dell’orgoglio. Poi una idea cominciò ad attristarla, e finì per atterrirla. Aveva scritto all’Arnaldi un biglietto nel quale lo invitava ad andare da lei la sera stessa. Il biglietto concludeva: