Insomma era contento. E camminava lentamente sotto i portici assaporando l’aria fresca dell’alba, mentre gli inservienti del gaz spegnevano gli ultimi fanali. Si sentiva libero e sciolto, come se un cattivo spirito tormentatore fosse uscito per sempre da tutto il suo essere, per la virtù di uno scongiuro fortunato.


Quando entrò, con in mano un cerino acceso, nella stanza da letto del conte, fiutò gradevolmente un odore delicato di legno di sandalo che impregnava l’aria. — Sibarita! — pensò sorridendo e inoltrandosi di qualche passo nella stanza.

Poi accese la lampada e si guardò intorno. Era una spaziosa camera da letto che, mediante una alcova in fondo, aveva anche l’aspetto di un salotto da ricevere. Sarebbe stato difficile immaginare una stanza da giovinotto messa con una eleganza più modernamente raffinata.

L’avvocato, fiutando ancora l’odore di sandalo, girava gli occhi ammirati sui mobili e sulle pareti, li posava sul pavimento di marmo bianco riquadrato a liste nere, li spingeva nell’ombra discreta dell’alcova, in cui vedeva il gran letto di legno scolpito, basso, con il lenzuolo bianchissimo rimboccato sulla coperta azzurra, sotto i festoni azzurri delle cortine.

— Sibarita! — ripensò l’avvocato, ma questa volta senza sorridere. E subito gli passò per la mente l’idea che delle belle donnine certo erano state là dentro; e che dovevano aver serbato una gradita memoria di quel luogo....

III.

Che c’era di nuovo?... Sentiva che il suo buon umore era già disceso e seguitava a discendere rapidamente, come la colonna di mercurio di un termometro quando è portato da un luogo caldo a un luogo freddo.... Chi sapea spiegargli in che modo le ragioni tanto eloquenti del suo benessere di mezz’ora fa si erano così indebolite, scolorite, e quasi del tutto spente?... Adesso, ecco che altre impressioni e altre idee lo signoreggiavano! La figura del giovane conte nel fisico come nel morale, lì in quella sua bella camera da letto, assumeva nel cervello dell’avvocato un improvviso fascino di seduzione ch’egli, suo malgrado, percepiva con una vivezza nuova, esagerata, inquietante. Poi non potè fare a meno di trasferire quella percezione da sè stesso in sua moglie.... Ed ecco che improvvisamente si immaginò di vedere proprio lei, sua moglie, in quella stanza, sola col Salerni!... Fu come un lampo fastidioso, e chiuse per un momento gli occhi.

Capì che bisognava distrarsi e si mise a osservare con curiosità i libri, i quadri, le armi, le maioliche.

Distrazione mediocre. Maggiore attrattiva ebbero per lui alcuni album di fotografie e disegni posti sopra una tavola grande. Passavano sotto i suoi occhi rabeschi fantastici, caricature di comuni amici o di gente sconosciuta; passavano schizzi a penna e a matita, ricordi e impressioni di viaggi. Ed egli seguitava a voltare le pagine piuttosto in fretta, come chi va in cerca di una data cosa che non può trovare.... Prese da ultimo fra le mani un piccolo album elegantemente rilegato in velluto con grandi fermagli e borchie d’oro; e si pose ad esaminarlo meno in fretta che gli altri. Erano tutti ritratti di donne. Si capiva che quello era il volume privilegiato, l’album riservato alle più belle signore conosciute dal conte in paese e fuori....