L’avvocato aveva un presentimento: qui certo avrebbe trovato il ritratto di sua moglie.
Invece arrivò all’ultima pagina senza trovar nulla.... Ma dov’era dunque il bel ritratto che essa, due mesi fa, aveva regalato al Salerni, in sua presenza? Dove lo teneva egli?... Ed egli allora pensò a quei dolci nascondigli ove il ritratto della donna che si ama è messo in salvo da ogni profano contatto, da ogni compagnia indegna, da ogni occhio indiscreto e geloso.... Quindi si mise a cercare da per tutto nella stanza, ma fu ancora inutile. Presso al letto, però stette ad osservare una bella fotografia della Glaneuse di Berton; e nei contorni di quello schietto viso di campagnola, negli occhi e perfino nella linea forte e slanciata dei fianchi, credè di cogliere una tal quale somiglianza con le brune bellezze di sua moglie.... Ma il suo ritratto dove era? Dove se lo nascondeva il Salerni?
Dentro intanto gli cresceva una smania di cui non ricordava l’eguale. Se avesse avuto lì il conte, gli pareva che non avrebbe resistito al desiderio violento di mettergli le mani addosso e di frugarlo nelle tasche....
Intanto erano passate due ore. Fuori la giornata estiva era cominciata da un pezzo, ma nel mezzanino chiuso del conte durava ancora la quiete della notte.
L’avvocato ascoltò in quel silenzio, e non udì altro suono che il tic tic continuo di un tarlo che lavorava entro un mobile vicino a lui. Ascoltò cinque minuti immobile poi si mise una mano alla fronte, perchè gli pareva che quel tarlo lavorasse adesso entro il suo cervello.... E quello fu il cominciamento di un bisbiglio strano e immenso, che si mise a ronzargli intorno agli orecchi, a empirgli il capo, a scuoterlo e assordarlo tutto. Gli pareva che quel bisbiglio venisse da tutti i punti della stanza, uscisse di dietro ai quadri delle pareti, dagli album, dal letto; e dentro vi sentiva, ma come in lontananza, dei suoni di voci vaghe, che non arrivava bene a distinguere e che gli parevano voci dì scherno.... Quel tormento e quel fastidio durarono un pezzo; ma egli non aveva più la percezione del tempo.
Da ultimo si sentì alla gola un fortissimo bisogno d’aria; e corse a spalancare la finestra.
Entrarono il sole oramai alto, l’aria viva e il cinguettio mattutino dei passeri.
L’avvocato, così com’era in maniche di camicia, stirò le braccia fuori della finestra e si mise a esercitare gli occhi abbagliati sul vasto giardino che si stendeva dietro il palazzo. Poi li alzò alle colline sorgenti in faccia a lui.... Che tranquilla allegria da per tutto! Vedeva, a mezza costa, vicinissimo, il suo bel villino coi muri policromati, col tetto spiovente e con le persiane chiuse.
— Certo, — pensò, — a quell’ora sua moglie dormiva sempre....