I.
Quando Gustavo Flaubert ebbe ottenuto col suo primo romanzo quello straordinario successo che tanti gli invidiarono, in una grande aspettazione entrò il pubblico francese.[31] Dopo molti ondeggiamenti e tentativi restati a mezzo, una nuova forma di romanzo sociale, dopo Balzac, era finalmente ritrovata. Madame Bovary, senz'essere una novità capitale o tipica, era quanto basta perchè lettori e critici ci vedessero dentro come un semenzaio fecondo, da cui poteva benissimo fiorire una lunga serie di romanzi, una seconda Comédie Humaine, o poco meno.
Gli occhi di tutti adunque si fissarono in Gustavo Flaubert: ma questi, ingegno lento, meditativo e cercatore, anzichè rispondere alla generale aspettazione, si chiudeva in un silenzioso raccoglimento e dopo parecchi anni metteva fuori Salambò, uno strano romanzo archeologico in cui spiccavano parecchie delle qualità esaltate e censurate nella Bovary, ma che era a mille miglia dal genere promesso ed atteso. Dopo Salambò Flaubert accennava ancora a rientrare nello studio della società contemporanea, ma sempre a lunghi intervalli e con opere di mediocre importanza. — Breve, tutto quel lungo e fiducioso attendere finì per il pubblico in una delusione quasi completa.
Però la nuova forma di romanzo non poteva rimanere sterile a quel primo modello, poichè essa armonizzava troppo potentemente coi nuovi appetiti della pubblica curiosità. Era dunque naturalissimo (altri direbbe letterariamente fatale) che l'opera iniziata da Gustavo Flaubert procedesse innanzi magari per altre mani. Ciò spiega le accoglienze festosissime fatte dal pubblico francese a romanzi di mediocre valore, come a Fanny e alla Comtesse de Chalis del Feydeau e ad altri inspirati al medesimo tipo. Ma intanto un romanziere che fosse veramente capace di assumere l'ufficio di Flaubert, continuarne e svilupparne gli intendimenti tecnici, estetici e morali era aspettato e non doveva molto tardare.
Comparve infatti nella persona di Emilio Zola. Se v'ha qualcuno che in questa genesi della sua opera letteraria voglia vedere una diminuzione del suo merito, a mio avviso, quegli s'inganna. Anche in arte si è sempre figliuolo di qualcuno, salvo poi a divenir mediocre o grande in virtù d'ingegno e di volontà propria. Lo Zola per il primo ha tolto ogni scrupolo a' suoi critici attestando questa verità in modo generico e anche precisandola allorchè, parlando de' romanzieri francesi d'oggi, ha chiamato Onorato Balzac: notre pere à tous.
Naturalmente poi, in linea di genealogia letteraria, si confessa molto più volentieri il nonno che il padre!
La maniera, o per usar le parole oggi in voga, il processo adoperato dal Flaubert e dallo Zola si riduce a un più intimo e particolareggiato studio della vita esteriore entro cui il dramma psicologico si inizia e si svolge; e tutto questo condotto in modo da produrre nel lettore il convincimento di una stretta connessione e quasi d'un esatto rapporto di causalità tra l'azione dell'ambiente e il concreto determinarsi di quel dato dramma umano.