L'ora di ripor mano alla virtude
Rugginosa dell'itala natura,
Veggian che tanto e tale
È il clamor dei sepolti.....
Nei canti che seguono, il sentimento elegiaco monta rapido, intenso e per tutto invade ogni materia poetica assunta dall'autore. Però raccolto nell'animo il senso di quei canti tristissimi ed esaminatone l'effetto, ci avvediamo di una strana antitesi, che il De Sanctis ha colta e descritta con precisione: «Leopardi produce effetto contrario a quello che si propone. Non crede al progresso e te lo fa desiderare: non crede alla libertà e te la fa amare. Chiama illusioni l'amore; la gloria, la virtù, e te ne accende in petto un desiderio inesausto.... e, mentre non crede possibile un avvenire men tristo per la patria comune, ti desta in seno un vivo amore per quella e t'infiamma a nobili fatti. Ha così basso concetto dell'umanità, e la sua anima alta, gentile e pura l'onora e la nobilita.....»
La ragione vera di questa antitesi sta nell'intimo organismo di quasi tutta la poesia leopardiana, la quale, per così dire, non è che pessimista a fior di labbro, mentre sostanzialmente è ancora tutta riscaldata dall'amore della vita e dal culto del suo vecchio ideale; amore e culto tanto più veri e ardenti quanto più contrastati dalla fortuna. E chi legga attento in quelle liriche non solo avverte questa ispirazione antipessimista, ma s'accorge di tanto in tanto che gli stessi concetti significati dal poeta, eluse le vigilanze, passano il confine e vanno a a schierarsi nel campo opposto. Lo vedete subito nel canto per le nozze della Paolina:
..... Immenso
Tra fortuna e valor dissidio pose
Il corrotto costume.....
Dunque il dissidio non è da natura, ma solo recato nel mondo per forza di umano pervertimento, dunque potrebbe anche cessare una volta che le traviate volontà umane rientrassero nella buona via. Insisto su questa grande e decisiva azione data dal poeta al costume umano, perchè la vedo espressa perfino nel Bruto Minore che è la poesia da lui citata come quella che esprime l'animo suo in modo più reciso ed energico, «envers la destinée» nella famosa lettera al De Sinner, con cui prima di morire protestò contro coloro che, impicciolendone la origine, volevano togliere ogni autorità e grandezza morale alla sua filosofia: