— Tutto il male che ho avuto nella vita, — disse lentamente il principe, — me l'hanno fatto quelli che m'hanno voluto bene.

— Gli amichi! li parenti!... Ammazz....

— No, no, no, no! — gridò il principe. — No! non si tratta di falsi amici nè di parenti malvagi. Sono stati mio padre e mia madre che m'hanno fatto il più gran male!

— Che me dichi?!

— Sì! Sì! — continuò l'altro con strazio, — anche mia madre! M'hanno fatto credere in un mondo che mi piaceva tanto, e poi sono morti: e io son dieci anni che brancolo cercando e frugando per trovare quel mondo là, capisci? e non lo trovo... non lo trovo perchè non c'è! perchè era una menzogna! Tardi, ma l'ho capito!... Eppure che cosa devo fare io se [pg!181] quello era l'unico mondo dove m'ero preparato a vivere, era l'unico mondo dove avrei potuto vivere!... Perchè m'hanno ingannato? perchè? Io non lo so. Le bestie non fanno così. Le bestie sanno che cosa bisogna insegnare ai loro piccoli perchè imparino a vivere tra le bestie, a nutrirsi, a combattere, a vincere!

Cecco rimase addirittura sconcertato: strinse la bocca, chiuse gli occhi come se si accingesse a pensare. Ma, a un tratto, cambiò rotta. Afferrò il litro, riempì il bicchiere del principe e glie l'accostò alle labbra senza dir verbo. Il principe bevve.

— Finchè si fanno di quei discorsi lì, è segno che non si è bevuto abbastanza! — sentenziò Cecco.

Ci fu una lunga pausa, durante la quale gli occhi già lucidi del principe sembrarono annebbiarsi e tremare sotto il peso delle palpebre: ma quando proprio pareva ch'egli dovesse addormentarsi, tirò fuori una lunga lunga e strana risata senza rumore, poi disse:

— «Sarai deputato, sarai ministro, ambasciatore.... la tua parola franca, i tuoi studii, i tuoi ideali sublimi ti porteranno in cima a tutti gli onori!...»

Abbozzò un'altra risata, e poi con furore quasi gridò: — Ma non sarebbe stato meglio dirmelo [pg!182] subito a che prezzo si aprano tutte le porte? a qual patto si vinca veramente in questo sùdicio mondo?!