— Pol essere, sicuro! — sentenziò Cecco ricaricando i bicchieri fino all'orlo, e presentando poi il litro vòto all'oste.

Quando il genzanese l'ebbe riportato pieno, e si fu poi anche riaccomodato al suo posto solito, appoggiando il gomito nudo al banco e la testa alla tozza mano, dimostrando l'intenzione di licenziare i noiosi pensieri e aprir le porte a quella brava gente che sono i sogni; Cecco allora si rivoltò tutto verso il suo strano compagno, con una mossa che pareva significare: — Finalmente, a noi! possiamo un po' parlare dei fatti nostri!

E infatti incominciò: — Ce sarà una cosa che faccia più bene der vino? Eh?... Già ve vedo che state mejo.... e avete bevuto solamente due bicchieri.... tre con questo che ve do' adesso.... Che so' tre bicchieri?! robba da ride! E pure!... — Si fermò perchè s'accorse che, senza volere, aveva ridato del voi a quel pezzo grosso; e pensò ridendo di cuore: «Non foss'altro che questo: je rido del voi e manco se n'avvede.... Perchè? perchè er vino è come Dio: pett'a lui so' tutti uguali.... nun conosce nè poveri nè signori!»

A metà del secondo litro, mentre il genzanese [pg!179] si era già definitivamente congedato dai suoi pensieri, e di Rina il principe non vedeva più altro che una mano, di tanto in tanto, allungarsi per prendere a uno a uno i panni dal monte del bucato, sotto la luce verdolina del gas, nella stanzetta accanto; il cuore di Cecco era stato stretto da una infinita compassione per il suo compagno.

Così aveva preso tra le sue una mano del principe, il quale se n'era avvisto sì, ma non se n'era punto maravigliato come di cosa naturalissima; e gli aveva incominciato a parlare in questo modo:

— Amico! damme retta a me che te vojo bene! Ce giocherei l'anima che tu ci hai quarchedduno che te vor male, che te vorrebbe véde a magnà l'erba co' le bestie!... e tu je dai la soddisfazione d'ammazzatte!... E te pare de fa' 'na bbella cosa?!... Ma io vorrebbe magnà e béve co' li quadrini che ci hai tu.... E scarrozzaje davanti da la mattina a la sera.... Uh! — e s'addentò l'indice, — s'averebbero da rivoltar ne la polvere come li cani, dalla rabbia de vedemme ingrassà! E ccusì, quanto un ber giorno er fiele je farebbe 'n botto, come a certi morti.... Pah! e te li vedressi a cascà davanti verdi! E tu allora gli avressi da métte un piede addosso, e dije: Ve sta bene, ve sta, brutti puzz.... Come? [pg!180] nun dico giusto?! Che ci hai da scotere il capo?

— Io non ho nemici, mio caro, — disse il principe, senza levare gli occhi attenti e lucidi da quel monte di bucato che calava lentamente là nel retrobottega.

— Ah! impossibile! — urlò Cecco.

— Non ne ho, — ribattè l'altro, — oppure non so di averne; il che vale tanto come non averne.

— E allora? Che cerchi?